Quantcast

Virus, prefetto Brescia: non serve esercito per i controlli

Giovedì 108 denunciati dalla Polizia Locale tra esercenti e cittadini. Ma per il prefetto il territorio è già ben gestito.

(red.) A Brescia città e per la provincia si moltiplicano gli appelli a restare a casa e uscire solo in casi di estrema necessità – rispettando le disposizioni su distanziamento e altre precauzioni – per non continuare la diffusione del virus. Tuttavia, non mancano i comportamenti negativi tanto che solo nella giornata di giovedì 19 marzo gli agenti della Polizia Locale di Brescia hanno denunciato 108 persone nel corso dei controlli. La maggior parte delle denunce – 68 – sono scattate nei confronti dei titolari di attività commerciali che non avevano rispettato le norme governative, soprattutto quelle di restare chiusi.

Del bilancio fanno parte anche 124 attività di controllo tra parchi, giardini pubblici e piazze e la denuncia di altre 40 persone. Al Carmine e nei pressi della stazione ferroviaria sono giunte anche sanzioni nei confronti di 42 soggetti, ma i controlli andranno avanti. Proprio su questo fronte il prefetto di Brescia Attilio Visconti, guarito dopo il periodo di quarantena per essere risultato positivo al coronavirus, è stato interpellato da Bresciaoggi sulle misure ora messe in campo per la sicurezza. In città vengono impiegate fino a 60 pattuglie di Polizia di Stato da parte del questore e anche i carabinieri, per un totale di 280 nel resto della provincia.

Ha anche sottolineato il fatto che a Brescia non servirebbero maggiori forze dell’esercito – il sindaco Emilio Del Bono aveva invece valutato la possibilità nella richiesta al Capo dello Stato Sergio Mattarella – rispetto a quelle attualmente presenti nell’ambito del piano “Strade sicure”. Questo è quanto emerge anche da una riunione in video conferenza del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. E si è rimarcato come i cittadini bresciani si stiano comportando in modo corretto nel rispetto delle disposizioni. Il prefetto ha anche ipotizzato che il centro Paolo VI possa diventare un ospedale Covid con il raddoppio delle attuali 46 posizioni e anche un albergo da individuare per ricoverare gli infermieri e medici malati.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.