Cna: «Banche, nel Bresciano 40 Comuni senza sportello. Avanza la desertificazione»

L'associazione denuncia il calo del 36,7% delle filiali in dieci anni. Brescia resta tra le province con più sportelli, ma cresce il divario tra centri e aree periferiche.

Brescia. La provincia di Brescia è tra quelle con la rete bancaria più estesa d’Italia, ma il fenomeno della desertificazione bancaria avanza anche qui. Sono 40 i comuni bresciani che, al 31 dicembre 2025, risultano privi di uno sportello bancario, un dato che fotografa una trasformazione destinata a incidere non solo sulla vita dei cittadini, ma anche sulla competitività di un territorio a forte vocazione manifatturiera e artigiana.
È quanto emerge da un’elaborazione di Cna sull’evoluzione della rete bancaria italiana negli ultimi dieci anni.
Tra il 2015 e il 2025 gli sportelli sono diminuiti del 36,7%, passando da oltre 30 mila a poco più di 19 mila. Parallelamente sono più che raddoppiati i cittadini che vivono in comuni senza banca e oggi quasi il 44% dei comuni italiani non dispone più di una filiale.
Con 610 sportelli bancari, la provincia di Brescia occupa il quarto posto in Italia per numero complessivo di filiali. Anche il capoluogo conferma il proprio peso economico: con 130 sportelli rientra tra i dieci comuni italiani con la maggiore presenza bancaria, alle spalle delle principali città metropolitane.
Questa dotazione, tuttavia, non garantisce una copertura uniforme del territorio. Sono infatti 40 i comuni bresciani rimasti senza alcuno sportello, segno di una progressiva concentrazione dei servizi nei centri maggiori e di un arretramento nelle aree più periferiche.
Il fenomeno interessa l’intera Lombardia. La regione presenta una delle reti bancarie più sviluppate del Paese, ma nessuna delle sue province mantiene almeno uno sportello in ogni comune. Bergamo conta 104 comuni senza banca, mentre Milano ne registra 19. Inoltre, Bergamo e Pavia figurano tra le dieci province italiane con il maggior numero di imprese localizzate in comuni privi di filiali, mentre Milano, Bergamo, Pavia e Varese sono tra quelle con il maggior numero di addetti coinvolti.
La riduzione della presenza bancaria non riguarda soltanto l’accesso ai servizi finanziari. Per un territorio come quello bresciano, caratterizzato da una forte presenza di imprese manifatturiere, artigiane e di servizi, significa anche rendere più difficile il rapporto diretto tra imprese e sistema del credito.

Giordano Apostoli

«La digitalizzazione dei servizi bancari rappresenta un’opportunità, ma non può trasformarsi in una ritirata indiscriminata dai territori – ha osservato il presidente nazionale di Cna, Dario Costantini –. Per una piccola impresa il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione o in una procedura automatizzata. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Quando chiude una filiale si allontana un punto di riferimento per famiglie, anziani e attività economiche».
Una riflessione che assume un significato particolare in una provincia come Brescia, dove la forza del sistema produttivo si fonda su una rete diffusa di piccole e medie imprese. «La riduzione degli sportelli bancari è un fenomeno che non può essere letto soltanto come un cambiamento nell’organizzazione degli istituti di credito – osserva il presidente di Cna Brescia, Giordano Apostoli –. Per molte piccole imprese significa perdere un interlocutore che conosce il territorio, la storia dell’azienda e la qualità dei progetti imprenditoriali. In un contesto come quello bresciano, tra i più manifatturieri e dinamici del Paese, il credito resta una leva decisiva per investire, innovare e crescere. Proprio per questo il ruolo delle associazioni di categoria diventa ancora più importante: da un lato continuare a rappresentare le esigenze delle imprese nei confronti del sistema bancario e delle istituzioni, dall’altro offrire un supporto concreto nell’individuazione delle migliori opportunità di finanziamento, nell’accesso agli strumenti agevolativi e nella costruzione dei percorsi di investimento. L’obiettivo è fare in modo che nessuna impresa resti sola davanti a un sistema del credito sempre più complesso».

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