Vent’anni dopo, il nome di Luca Cottarelli continua a interrogare la coscienza della Lombardia
La vicenda si inserisce in una storia giudiziaria lunga e complessa, maturata attorno a interessi economici illeciti e a rapporti con ambienti della criminalità organizzata.
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Brescia. Il 28 agosto ricorre il ventesimo anniversario della strage di Urago Mella, nella quale persero la vita Angelo Cottarelli, Marzenna Topor e il loro figlio Luca, appena diciassettenne.
Una tragedia che ha segnato profondamente la comunità bresciana e che ancora oggi rappresenta una ferita nella storia della nostra regione.
“Luca aveva soltanto 17 anni”, dichiara Paola Pollini, presidente della commissione antimafia di regione Lombardia, “ricordarlo vent’anni dopo non è un esercizio di memoria rivolto al passato: è un atto di responsabilità verso il presente e verso il futuro. La sua storia ci ricorda che le mafie e le economie criminali non sono fenomeni lontani, confinati ad altre regioni o ad altri territori. Sono una minaccia concreta alla libertà, alla legalità, alla dignità delle persone e alla qualità della nostra democrazia”.
La vicenda Cottarelli si inserisce in una storia giudiziaria lunga e complessa, maturata attorno a interessi economici illeciti e a rapporti con ambienti della criminalità organizzata.
Luca, che aveva appena 17 anni, rimase vittima innocente di quella violenza.
“Il modo più autentico per onorare Luca”, prosegue Pollini, “è non limitarci alla commemorazione. Significa educare i giovani alla legalità, sostenere chi denuncia, rafforzare le istituzioni e mantenere alta l’attenzione sulla capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nell’economia legale. Significa soprattutto non accettare l’idea che la mafia sia un problema di qualcun altro. Ogni volta che ricordiamo Luca Cottarelli ricordiamo una giovane vita spezzata, ma anche il dovere dello Stato e delle istituzioni di essere più forti della paura, più veloci della criminalità e più vicini ai cittadini. A vent’anni di distanza, il suo nome non deve essere soltanto ricordato: deve continuare a parlare alla nostra coscienza”.








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