«A fermare l’attentatore di Modena non sono stati solo italiani»
Più informazioni su

Cortese direttore,
a fermare l’attentatore di Modena non sono stati solo italiani. Tra quelli che hanno avuto il coraggio di intervenire c’erano anche ragazzi stranieri. E forse è proprio questo il dettaglio che fa più riflettere.
Perché nei momenti in cui succede qualcosa di terribile, quando la gente scappa, urla e il panico prende il sopravvento, nessuno pensa più alle differenze. Nessuno domanda da dove vieni, che lingua parli o quale sia la tua nazionalità. Davanti al pericolo conta soltanto una cosa: essere umani.
Quelle persone hanno visto qualcuno in difficoltà e hanno deciso di agire. Hanno fatto ciò che tanti, per paura, non sarebbero riusciti a fare. Ed è questo che rende il loro gesto così grande.
In un periodo in cui veniamo continuamente divisi da polemiche, odio e sospetti, questa storia ci ricorda che il bene può ancora unire persone completamente diverse tra loro.
Chi è intervenuto non cercava fama, applausi o riconoscimenti.
Ha semplicemente scelto di non voltarsi dall’altra parte. E forse il vero insegnamento che lascia questa vicenda è proprio questo: la forza non ha una provenienza, il coraggio non ha confini, e l’umanità vale molto più di qualsiasi etichetta.
Celso Vassalini




Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.