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Farmaci letali, i dubbi dei consulenti della Procura

In aula la parola ai periti dell'accusa che hanno analizzato i risultati delle autopsie sui tre pazienti anziani deceduti a Montichiari e delle cui morti è accusato l'ex primario Carlo Mosca.

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(red.) E’ stata la volta dei consulenti, in aula nel processo giudiziario a carico di Carlo Mosca ex primario facente funzione al pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari (Brescia), alla sbarra per le morti sospette di tre pazienti affetti da Covid durante i mesi più duri della pandemia, a marzo de 2020.
Il medico è accusato di omicidio plurimo volontario: secondo l’accusa, avrebbe somministrato farmaci (Propofol e Succinilcolina) che avrebbero causato la morte di AngeloPaletti, di Natale Bassi e di Ernesto Nicolosi.

Secondo i consulenti della Procura, il medico legale Antonello Cirnelli, la tossicologa Donata Favretto e l’anestesista Stefania Barbieri,  il Propofol trovato in uno dei pazienti (Angelo Paletti) non poteva risalire ad un momento precedente al ricovero, essendo i valori “tali da far pensare ad una sua somministrazione in un arco temporale prossimo alla morte del paziente”. Tracce del farmaco sono state rinvenute nei liquidi, nei tessuti, nella bile, nel cervello, nel fegato, ma non nei capelli.
L’assenza di Succinilcolina nei tessuti, invece, è spiegabile, secondo i periti, “con il tempo trascorso dalla morte all’esame autoptico”, in quanto “il farmaco si dissolve molto rapidamente”.
Analizzando i casi singoli dei tre pazienti, per i consulenti sarebbero emerse anomalie che “quanto meno fanno ipotizzare la colpa grave”.

Sulla situazione clinica di Paletti, gli esperti hanno puntato l’attenzione sulla mancanza di parametri clinici e sull’assenza di documentazione. Secondo il referto, si tratterebbe di morte improvvisa dovuta a trombo embolia, ma il medico legale ha sostenuto di non aver trovato segni di embolia polmonare massiva.
L’altro paziente deceduto, Natale Bassi, giunto al pronto soccorso di Montichiari con difficoltà respiratorie (era diabetico, cardiopatico e in sovrappeso) e saturazione al 60%, era poi migliorato con l’ossigeno, ma era  poi sopraggiunto un improvviso arresto cardiocircolatorio. L’anziano non è stato rianimato nè gli sono stati somministrati farmaci e nemmeno l’adrenalina per far riprendere l’attività cardiaca. Bassi era un paziente in carico al medico di guardia in turno, Simone Collura, prima che sopraggiungesse Mosca.

Nicolosi era il paziente la cui salma si trovava in condizioni peggiori:  il 21 marzo 2020 l’anziano era arrivato in ospedale con saturazione al 60%, poi risalita a 88 e, “alle 15,07, all’arrivo di Mosca, il decesso”, hanno sottolineato in aula i periti.
L’imputato sarà sentito nel corso della prossima udienza, fissata al 4 aprile. Mosca è ai domiciliari dal 25 gennaio del 2021 e si è sempre dichiarato innocente.

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