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Decessi sospetti, si apre il processo per Carlo Mosca

L'(ex) primario facente funzione al Pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari è accusato di omicidio volontario di due anziani pazienti, deceduti nel marzo dello scorso anno.

(red.) Si apre mercoledì 1 dicembre il processo a carico di Carlo Mosca, medico 48enne cremonese ed (ex) primario facente funzione al Pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari (Brescia), arrestato con l’accusa di duplice omicidio volontario pluriaggravato e falsificazione delle cartelle cliniche. 
Secondo l’accusa, Mosca avrebbe somministrato iniezioni letali a Carlo Bassi, 61enne di Ghedi, e ad Angelo Paletti, 79enne di Isorella, deceduti il 20 e il 22 marzo 2020 dopo un presunto trattamento a base di succinilcolina e di Propofol. Medicinali che, se somministrati senza immediata intubazione, risultano mortali.

Ai domiciliari dal 25 gennaio scorso, giorno del suo arresto, Mosca ha scelto di comparire davanti alla Corte d’assise il prossimo 1 dicembre, senza ricorrere all’udienza preliminare.
A far partire l’inchiesta un infermiere dell’ospedale monteclarense che, in un messaggio ad un collega, scriveva “Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti”.
Secondo il gip che decretò per il medico gli arresti domiciliari, è “verosimile” che Mosca “fosse determinato ad uccidere poiché mosso dalla volontà di ‘liberare’ non solo e non tanto posti letto, bensì risorse strumentali ed energie umane, fisiche ed emotive, dei colleghi medici, degli infermieri e di tutti gli altri operatori del Pronto soccorso”.
Il medico si è sempre difeso dichiarandosi innocente e respingendo tutti gli addebiti.

Al centro del dibattimento l’utilizzo dei due farmaci che, secondo l’accusa sarebbero stati somministrati con l’intento di eliminare i due anziani pazienti, la succinilcolina e il Propofol: il primo “ha l’effetto di paralizzare i muscoli respiratori e gli altri muscoli scheletrici senza effetti sullo stato di coscienza, la cui dispensazione provoca la morte del paziente per soffocamento in assenza di intubazione”. ed il cui effetto interviene “entro 30-60 secondi dalla somministrazione e dura in media dai cinque ai dieci minuti ed entro questo termine va completata la manovra dell’intubazione tracheale”. Tuttavia, se il farmaco viene utilizzato in un paziente che deve essere sottoposto ad intubazione, “vi sarà perdita della capacità respiratoria, apnea, conseguente scompenso cardiaco, bradicardia, poi come reazione tachicardia e poi arresto cardiaco”.

Il Propofol è invece “un anestetico endovenoso” e “che viene in medicina impiegato esclusivamente in ausilio ad attività chirurgiche e in preparazione dell’intubazione del paziente”. Gli effetti possono essere “prolungata apnea, severa ipossia e ipotensione che conducono al decesso in assenza di intervento medico”.
A far partire la denuncia un infermiere dell’ospedale bresciano che notò due confezioni vuote dei farmaci tra il 22 e 23 marzo 2020, giornate in cui non erano previste intubazioni. E secondo le indagini sia Natale Bassi sia Angelo Paletti non sarebbero stati sottoposti ad intubazione.
La salma di Paletti è stata riesumata nel corso dell’inchiesta ed è emersa la presenza di Propofol, farmaco di cui non era indicato l’utilizzo nella cartella clinica.
Non sono state trovate tracce dei farmaci nel corpo di Natale Bassi.

Per il gip: “È verosimile che l’indagato si sia determinato ad uccidere poiché mosso dalla volontà di liberare non solo e non tanto posti letti, bensì risorse strumentali e di energie umane, fisiche di emotive, dei colleghi medici, gli infermieri e di tutti gli altri operatori del pronto soccorso in un momento in cui il pronto soccorso di Montichiari era, analogamente la gran parte delle strutture sanitarie della provincia bresciane della Lombardia, letteralmente sotto assedio della pandemia da Covid-19″.

 

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