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Finanzieri arrestati, le mazzette spartite come “pani e pesci”

Le indagini che hanno portato all'arresto di 11 persone, tra finanzieri ed imprenditori, scaturite dagli "omaggi" effettuati nella farmacia dell'ex sindaco di Travagliato, Domenico Paterlini.

(red.) Al telefono usavano un linguaggio evangelico che poco aveva da spartire con le attività illecite condotte: i cinque pubblici ufficiali arrestati a Brescia parlavano di tra di loro di “divisione dei pani e dei pesci”, in riferimento alle presunte mazzetta intascate.
In manette sono finiti quattro militari della Guardia di Finanza: Cosimo D’Agnano, Gioacchino Pontrelli,Paolo Greco e Alessandro Cerri ed il funzionario della Agenzia delle Entrate di Brescia Mario Micaletto, tutti accusati di corruzione insieme al commercialista Massimo Bulgari, già in cella da dieci giorni nell’ambito dell’operazione “Atto finale” sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto economico del Nord Italia, inchiesta nella quale è stato coinvolto anche l’imprenditore Alessandro Boldoni, detenuto in carcere.

Domiciliari invece per gli altri imprenditori bresciani: Bruno Primerano, Roberto Taino, Emanuele Pedroni e Domenico Paterlini, ex sindaco di Travagliato, proprietario di una farmacia nel paese, ora fallita. E proprio da questa attività avrebbe preso le mosse l’indagine della Procura di Brescia che ha raccolto la testimonianza di un ex dipendente di Paterlini, il quale avrebbe riferito che, su ordine del suo datore di lavoro, venivano “consegnati gratuitamente medicinali e prodotti di cosmetica e para farmacia ai finanzieri Gioacchino Pontrelli e Cosimo D’Agnano”. In questo modo sarebbero dunque stati “alleggeriti” i controlli fiscali sull’attività della farmacia.
Non solo, secondo l’accusa, i militari delle fiamme gialle avrebbero beneficiato anche di prestazioni sanitarie gratuite, come le visite oculistiche e sedute di aerosol terapia per i figli.

Gli “omaggi” sarebbero stati appuntati nel registro gestionale della farmacia. A coordinare questo traffico di denaro e di regalie ci sarebbe stato il commercialista bresciano Massimo Bulgari: in casa del professionista, due settimane fa, nel corso delle perquisizioni domiciliari successive all’arresto nell’altro filone di indagine sulle infiltrazioni mafiose, vennero sequestrati  dagli uomini della Dia  130mila euro in contanti.
Secondo la Procura, i finanzieri indagati avrebbero avvertito gli imprenditori coinvolti delle visite che la Gdf era in procinto di avviare sulle rispettive attività, chiedendo denaro in cambio di controlli “soft”. A fare da “ponte” tra i pubblici ufficiali infedeli e gli imprenditori ci sarebbe stato proprio Bulgari, descritto nell’ordinanza di custodia cautelare come “il regista dell’intero accordo corruttivo” e di cui viene evidenziata, da parte degli inquirenti, “una spiccata pericolosità sociale”.

 

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