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Evi (Europa Verde): “Glasgow, bozza è tragico atto di ipocrisia”

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(red.) “La bozza di decisione finale della Conferenza ONU sul clima di Glasgow, pubblicata stamane, è un atto di irresponsabile ipocrisia carica di condizionali e in cui tutti i ‘sottolineare l’urgenza’ o ‘esortare’ a fare si traducono in una serie di inaccettabili rinvii che non conducono ad alcuna decisione definitiva, neanche quella di individuare una data sullo stop alle fonti fossili, prime responsabili della crisi climatica”.
Così, in una nota, i co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, che spiegano: “Nell’anno in cui gli scienziati dell’IPCC hanno lanciato un disperato SOS, l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5°C è già sostanzialmente saltato perché per rispettare quel limite secondo gli scienziati è necessario ridurre le emissioni di almeno il 65% entro il 2030, prendendo decisioni concrete”.

“I decisori politici, – incalzano i due ecologisti, – sono riuniti a Glasgow mentre la crisi climatica colpisce con eventi estremi diversi Paesi, dalla Germania al Canada, dalla Cina all’India all’Italia che al Sud è ora travolta dalle alluvioni. Intanto, la Cina apre nuove miniere di carbone e lo stesso accade in Europa con la Germania che amplia la miniera di Garzweiler, radendo al suolo due piccoli paesi. A Glasgow, abbiamo visto tanta ipocrisia, con Bolsonaro che firma per fermare la deforestazione entro il 2030 quando ha approvato la legge ‘Marco Temporal’ che sfratta le popolazioni indigene per distruggere la foresta Amazzonica; o con la promessa di fornire 100 miliardi di dollari ai Paesi poveri, mai arrivati, mentre le spese per armamenti nel mondo sono arrivate a 2.000 miliardi di dollari”.

“Se i principali Paesi non convergeranno su impegni seri, impedire conseguenze catastrofiche sarà impossibile e avremo danni climatici ben peggiori di quelli che vediamo oggi, con il pianeta già più caldo di 1,1°C rispetto all’era preindustriale. Inoltre, con gli attuali impegni presi, secondo il Climate Action Tracker (CAT), si va verso +2,4 °C nel 2100. La lotta alla crisi climatica, per la politica, è diventata una passerella comunicativa, mero greenwashing, a partire dall’Italia, – concludono Evi e Bonelli, – dove, anziché utilizzare il PNRR per dar vita alla rivoluzione verde, investendo nella difesa del suolo, nella lotta allo smog e per la conversione ecologica di sistemi produttivi obsoleti, si è scelto colpevolmente di perseguire l’esistente”.

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