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A Brescia il congresso annuale degli psicologi

Attesi 200 professionisti da tutta Italia nella nuova sede della facoltà a Mompiano. Il primo convegno post pandemia.

(red.) Saranno quasi duecento gli psicologi delle principali università italiane che, da lunedì 13 a mercoledì 15 settembre, si ritroveranno a Brescia per il loro congresso annuale.

Sarà questo il primo convegno della Cattolica che verrà ospitato, dopo la prima giornata in via Trieste, nel nuovo campus di Mompiano dove la facoltà di Psicologia erogherà i corsi della laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche e quella magistrale in Psicologia degli interventi clinici.

Moltissime le tematiche su cui si confronteranno i docenti, ma in particolare a dominare saranno le problematiche legate al post pandemia.

“Sarà necessario ricostruire il tessuto sociale – precisa la prof.ssa Elena Marta, coordinatrice dell’appuntamento – bisognerà saper leggere le difficoltà che la comunità sta incontrando e mediare sulle situazioni. Quindi la psicologia sociale e di comunità avranno molta rilevanza.”

Suddivisi in più di trenta sessioni, gli psicologi analizzeranno moltissime tematiche fra le quali le nuove identità sociali derivate dal Covid, le tecnologie digitali e benessere psico-sociale durante l’epidemia, il ruolo della comunicazione persuasiva nell’accettabilità del vaccino, l’effetto avuto sui professionisti sanitari. Si parlerà anche di etica delle professioni, di norme, moralità e influenza sociale, dei fattori psicosociali che frenano o favoriscono l’adozione di comportamenti e politiche sostenibili, di contrasto alla violenza di genere con interventi di comunità e molti altri ancora.

I lavori saranno aperti dai saluti del sindaco della città Emilio Del Bono, dal delegato di sede prof. Mario Taccolini e dal direttore Giovanni Panzeri e dal presidente nazionale Aip Santo di Nuovo che avanzerà proposte per un piano nazionale sociale. “Convinto che sia necessario avere psicologi sociali nel welfare perché separare nettamente il disagio personale e psicologico da quello sociale oggi appare una forzatura anacronistica, così come separare la sofferenza e la malattia fisica dagli aspetti soggettivi”.

 

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