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Cna Brescia su parrucchieri ed estetisti: trattati come una categoria fantasma

(red.) Una categoria fantasma, che viene accesa e spenta al bisogno, senza alcuna considerazione e senza sostegni. La Cna di Brescia torna a porre l’attenzione sul settore delle imprese artigiane di estetica, acconciatura, tatuaggi e piercing, stoppate per l’ennesima volta da quando la Lombardia è tornata in zona rossa. Una situazione che, nell’ultimo anno, è già avvenuta diverse volte e che, di contro, oltre al notevole disagio e alle difficoltà economiche di chi esercita queste attività, fa crescere l’abusivismo.

Per questo la Cna ha scritto ieri all’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, per chiedere un’azione decisa e ragionevole che consenta di far lavorare in totale sicurezza quella platea di imprese della filiera del benessere che non hanno ragione di chiudere nemmeno in zona rossa. “La pandemia si protrae da più di un anno e lo stigma che affligge gli imprenditori del benessere persiste ancora – dice Eleonora Rigotti, presidente Cna Brescia -. La scarsa attenzione ha risvolti negativi che vanno oltre la già grave perdita economica, ovvero l’abusivismo, che emerge con forza proprio quando centri estetici e di acconciatura sono chiusi. Si tratta di un rischio sanitario non quantificabile. Le linee guida per la riapertura già prevedevano misure difficilmente superabili in termini di sicurezza per il cliente e per l’operatore in un ambiente che, esattamente come tanti altri, prevede sedute solo su appuntamento, senza assembramenti. Non capiamo quale sia la logica, ogni mese che passa l’abusivismo guadagna terreno a scapito della sicurezza della collettività”.

Secondo i dati Inail una percentuale irrisoria degli infortuni da covid riguarda queste attività, ovvero solo l’1,8 per cento dei totali di quelli dell’industria e servizi. A rincarare la dose è Mara Gheda, portavoce di mestiere di Cna Brescia: “È vergognoso, non riusciamo proprio a farci ascoltare. La situazione per noi è veramente drammatica, non so se ci si rende conto. È come se fossimo una categoria fantasma, siamo diventate noi un fondo perduto: ci chiedono continuamente di pagare ma di aiuti concreti non se ne vedono. Speriamo almeno di ottenere qualcosa in più di quello che ci hanno miseramente attribuito finora”.

Cna ha anche preparato una campagna di sensibilizzazione verso i consumatori, per renderli consapevoli dei pericoli che corrono rivolgendosi a operatori irregolari. Soprattutto Cna chiede alle istituzioni un impegno ancora più incisivo per intensificare i controlli: l’efficacia degli accertamenti è vitale per le imprese del settore. “Riaprire nelle zone rosse le attività regolari – conclude Rigotti – rappresenterebbe una misura per arginare almeno in parte le attività degli abusivi che, non adottando i protocolli, oltre a danneggiare chi opera nelle regole è potenziale fonte di diffusione di contagio. Mai come in questo momento c’è bisogno di trasmettere alle imprese sane un segnale tangibile della vicinanza delle istituzioni”.

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