Non Sta Andando Tutto Bene: sabato alle 10 presidio al Civile

(red.) “Vogliamo farla finita con il modello che ha portato alla distruzione della sanità pubblica lombarda: prima con le giunte Formigoni, poi la riforma Maroni del 2015 e infine con la giunta Fontana” si legge in un comunicato del movimento Non Sta Andando Tutto Bene, che annuncia una manifestazione-presidio a sostegno (tra l’altro) della medicina territoriale per sabato 20 febbraio alle 10 del mattino nel piazzale davanti all’ingresso dell’ospedale Civile di Brescia. “Ognuno ci ha messo qualcosa per deviare dai principi della riforma sanitaria del 1978. Il servizio sanitario regionale è diventato un ‘sistema ospedalocentrico’, la medicina territoriale è stata indebolita mettendo in difficoltà i medici di base di fronte alla pandemia, ha fatto diventare delle monarchie le modalità di gestione delle strutture pubbliche (Ats e Asst)”.

“L’estesa privatizzazione e il definanziamento delle strutture pubbliche”, prosegue la nota, “hanno causato l’esplosione delle liste d’attesa riducendo l’accesso per le cure delle cronicità, ulteriori decessi evitabili accentuati dall’inadeguata risposta alla pandemia. Senza parlare poi dei continui episodi di corruzione, di conflitto di interesse, di sfruttamento del sistema di pagamento a prestazione che ha favorito episodi criminali come quelli della ex Clinica Santa Rita di Milano. L’insieme ha prodotto una vera e propria ‘salute di classe’: chi ha reddito può curarsi e chi non ne ha non si cura, vive male e muore prima. È questo sistema, non solo l’impreparazione, che ha causato un incremento di contagi e di decessi. Il sistema sanitario regionale ha dimostrato di essere una (presunta) ‘eccellenza’ ma con i piedi d’argilla: l’impatto della pandemia ha squassato le strutture pubbliche mentre i privati stavano a guardare”.

“A un anno dal paziente uno il vero ammalato, di neoliberismo oltre che di imprevidenza e incompetenza, è la sanità lombarda. La soluzione non può essere in coloro che hanno scientemente creato il problema, per questo quasi 100.000 cittadini hanno chiesto il commissariamento della sanità lombarda quale primo passo di un cambio politico, per ridisegnare un servizio universalistico, pubblico e partecipato”, scrive Non Sta Andando Tutto Bene. “Ma non basta un aggiustamento della normativa regionale, né sostituire un assessore con una nota ‘campionessa’ della privatizzazione come Letizia Moratti. Bisogna ripartire da un concetto di salute basata sulla prevenzione primaria, attenta alla problematica di genere e trans genere, che garantisca alle donne la scelta tra interruzione di gravidanza e maternità, laica e indipendente da ogni oscurantismo, che promuova la sicurezza nei luoghi di lavoro, la salubrità degli ambienti di vita compresi quelli scolastici, la tutela dell’ambiente”.

Ecco le richieste del movimento Non Sta Andando Tutto Bene
Revisione profonda delle normative regionali, con l’abrogazione della Legge 23 “riforma Maroni”, ereimpostare il servizio sanitario regionale fondato sul pubblico, con la partecipazione dei Sindaci (massime autorità sanitarie locali) delle associazioni e dei cittadini.
Contenimento del ruolo comunque residuale dei privati nell’ambito della programmazione regionale e intervento reale per la riduzione dei tempi di attesa.
Ripubblicizzazione delle Rsa includendo le relative prestazioni nei livelli essenziali di assistenza (LEA) e una presa in carico delle cronicità egualitaria, con al centro le persone e non le singole patologie, comunque con percorsi che garantiscano la cura principalmente presso il proprio domicilio.
Riduzione delle estensioni territoriali delle ASL/ATS e creazione di una medicina territoriale, riformulando le convenzioni con i medici di base, basata su un rapporto con il cittadino come lavoratore (medicina del lavoro), studente (medicina scolastica), donna (medicina di genere), residente (igiene pubblica e dell’ambiente), titolare di diritti sociali (aspetti socio-assistenziali) e individuali (salute mentale).
Finanziare le Ats/Asst non sulla base di logiche di puro pareggio di bilancio e sulla moltiplicazione delle prestazioni ma su obiettivi di salute collettiva misurabili con strumenti epidemiologici ricostruendo un corretto rapporto tra medicina preventiva e primaria (territoriale) e di cura specialistica (ospedali).

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