Virus, allarme dalle farmacie: serve l’ossigeno ai pazienti fotogallery

Chiesto l'uso dell'esercito e delle forze dell'ordine per la consegna. Carabinieri portano un carico bloccato.

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(red.) Nel panorama dell’emergenza in corso per il coronavirus in provincia di Brescia si aggiunge un’altra condizione che i farmacisti definiscono drammatica. Si parla della fornitura a domicilio, nelle case di riposo e agli ospedali di bombole di ossigeno. Presidi indispensabili, quindi, anche per chi si trova a casa ed è già affetto da problemi respiratori, oltre ai contagiati dal virus che sono stati dimessi ma hanno bisogno dell’assistenza. Si tratta di migliaia di soggetti e per richieste che sono aumentate. Il problema è che le farmacie e i produttori non sono più in grado di consegnare queste bombole.

E aldilà del calo dei contagiati si va verso un paio di altre settimane in cui questi presidi saranno fondamentali. E su questo fronte Federfarma ha scritto al prefetto di Brescia Attilio Visconti per chiedere la possibilità di impiegare carabinieri ed esercito per provvedere alle consegne. Nel frattempo, sempre dalle farmacie lombarde fanno sapere di non poter adempiere all’ordinanza regionale nel misurare la temperatura a chi entra nei negozi.

Non essendo dotati del termometro, possono essere solo i collaboratori a verificare la propria condizione prima di mettersi al lavoro, mentre ai clienti viene chiesto di entrare uno alla volta. Infine, c’è un altro disagio da superare. Nelle ore precedenti a mercoledì 25 marzo la ditta Bartolini, così come altri corrieri, ha annunciato che a causa dell’emergenza devono sospendere l’attività tra Bergamo e Brescia. Tra l’altro proprio ieri la farmacia dell’ospedale Civile aspettava un carico di siringhe e si sono dovuti muovere i carabinieri per consegnare la merce. Nel bresciano non è la prima volta che succede.

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