Vendita crediti fiscali fittizi al Brescia Calcio, attività interdetta a commercialista e imprenditore

Si tratta di Marco Gamba e Andrea Piceni, protagonisti di un mercato da 4 milioni di euro di crediti generati attraverso società senza alcuna reale attività e intestate a semplici prestanome. Il provvedimento, confermato dalla Cassazione, avrà durata di un anno.

Brescia. Un giro d’affari basato su crediti fiscali fittizi, generati attraverso società senza alcuna reale attività e intestate a semplici prestanome. È questo lo scenario ricostruito dagli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Brescia.
Secondo la Procura, questi crediti inesistenti – per un valore superiore ai quattro milioni di euro – venivano rivenduti a varie imprese per permettere loro di abbattere imposte e contributi. Tra le società che hanno acquistato questi pacchetti figura anche il Brescia Calcio. Il club, tuttavia, viene considerato a tutti gli effetti parte lesa in questa vicenda: per i magistrati, infatti, la società era del tutto all’oscuro della natura fraudolenta dell’operazione.
Questo meccanismo è costato un anno di interdizione dal servizio a due figure chiave dell’inchiesta: il commercialista Marco Gamba e l’imprenditore Andrea Piceni. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la decisione del Tribunale del Riesame di Brescia all’interdizione di dodici mesi dall’esercizio delle rispettive attività professionali e imprenditoriali.
Per i giudici, i due bresciani (iscritti nel registro degli indagati insieme ad altre tre persone) erano perfettamente a conoscenza del fatto che quei crediti fossero cartolarizzazioni fantasma. Nonostante ciò, avrebbero spinto per la chiusura delle trattative nascondendo il rischio alle aziende acquirenti, con il solo scopo di incassare le proprie commissioni.
L’indagine della Guardia di Finanza si trascina da tempo. Nel giugno 2025 una maxi-operazione di perquisizioni è scattata in tutta Italia, mettendo sotto osservazione 25 soggetti tra individui e società. Lo scorso febbraio l’inchiesta ha subito un’accelerazione con l’arresto e il trasferimento in carcere di un imprenditore originario della provincia di Avellino.

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