Cellino, il tribunale sospende le cartelle: riconosciuta la possibile buona fede del Brescia

La Corte di Giustizia Tributaria di Brescia riconosce il "fumus boni iuris" del club sui crediti d’imposta contestati. Congelate le richieste del Fisco legate alla vicenda che ha portato alla retrocessione in Serie C.

Brescia. Massimo Cellino incassa un primo segnale favorevole sul fronte giudiziario. La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Brescia ha disposto la sospensione delle cartelle esattoriali contestate al Brescia Calcio sui crediti d’imposta ritenuti fittizi, ritenendo plausibile, in questa fase, la buona fede del club.
Si tratta di un passaggio giudiziario rilevante in una vicenda che aveva avuto conseguenze pesantissime sul piano sportivo: il -4 in classifica, la retrocessione in Serie C maturata lo scorso maggio e, successivamente, la mancata iscrizione al campionato.
Come riferito al Corriere, lo studio Tonucci & Partners, che assiste Cellino, spiega che il Brescia, difeso dagli avvocati Giorgio Altieri e Valentina Guzzanti, ha impugnato l’atto di recupero con cui l’Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto il credito Iva e irrogato le relative sanzioni, aggravate dall’attribuzione al club di un ruolo di corresponsabile della frode.
La Corte, accogliendo integralmente l’istanza cautelare, ha ritenuto ragionevolmente fondato il fumus boni iuris, condividendo dunque (almeno in via preliminare) la tesi difensiva secondo cui il Brescia avrebbe agito in buona fede e senza consapevolezza dell’inesistenza dei crediti.
Non si tratta ancora di una decisione definitiva nel merito, ma il pronunciamento rappresenta un segnale forte sul piano giuridico, destinato a pesare nel prosieguo della vicenda e nel dibattito che accompagna uno dei casi più controversi dell’ultima stagione calcistica italiana e che ha segnato una dolorosa svolta per la storia del club biancoblù.

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