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Azzano Mella, polo logistico addio

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Safer Spa contro la sentenza del Tar. Determinante per il Collegio la mancata Valutazione strategica ambientale.

(red.) Polo logistico di Azzano Mella addio. A sancire la fine del progetto il Consiglio di Stato che ha confermato parzialmente la sentenza del Tar di Brescia, respingendo il ricorso della Safer spa.
Ad essere determinante nell’affossamento del progetto da 200 milioni di euro, approvato dalla precedente giunta targata Pdl-Udc, la mancata valutazione ambientale strategica (Vas) per il maxi centro intermodale previsto su un’area di 400mila mq.
Nella sentenza dei giudici (55 pagine) si legge che “ è ben legittimo che un Comune solleciti il vaglio giudiziale anche laddove sia convinto che – pur senza eventualmente esprimere giudizi negativi sul “merito” dell’intervento progettato – l’intervento potesse essere assentito, eventualmente, seguendo altre modalità, maggiormente garantistiche degli interessi potenzialmente confliggenti (ad esempio – il che si lega strettamente alla odierna vicenda processuale – sottoponendo l’intervento medesimo alla procedura di verifica di compatibilità ambientale denominata Vas,al fine di sgombrare il campo da temuti pericoli di compromissione ambientale ed adottare tutti gli accorgimenti eventualmente ritenuti necessari, e non già immotivamente escludendo la medesima procedura)”.
“La Vas”, proseguono i giudici, “è obbligatoria per aree superiori a 40 ettari”, da cui “ne deriva di necessità che ciò che è dimensionalmente inferiore rientri nel concetto di “piccola area locale” (per cui non è obbligatoria la predetta procedura di Vas)”. Questo riferimento è alla scelta di avere presentato un progetto da 395 mila metri per evitare la Vas. “Se un’area è di poco inferiore a 40 ettari”, continuano i giudici, “essa non è “piccola” e quindi potrebbe essere considerata assoggettata a vas obbligatoria perché in tal modo si svuoterebbe di contenuto il referente dimensionale richiamato ex lege”.
Inoltre, continua la sentenza, “Contrariamente a quanto sostenutosi nell’appello principale della Safer, non si tratta, nel caso di specie, di desumere detto ultimo elemento da elementi congetturali od ipotetici, ma di prendere atto che la consistenza dimensionale del progetto la necessità di un ampio intervento di natura viabilistica, il coinvolgimento di più comuni (già ex se fonte di problematiche di rilevante complessità, in relazione alle specificità possedute da ciascun territorio comunale) la modifica in senso rilevante della destinazione dell’area comportando la variazione di destinazione urbanistica da zona E – agricola a zona D3 – produttiva rendevano necessario l’esperimento della Vas”.
“E’ ben vero”, si legge ancora, “che tale “cambio di destinazione” è insito in ogni variante: non è senza effetto, però, ai fini precauzionali e preventivi che costituiscono la ratio della introduzione della Vas nel sistema e che presiedono alla genesi dell’istituto in sede comunitaria, che possa ben essere diversamente apprezzata e ponderata una variante che implichi “nuova” urbanizzazione ed antropizzazione di un’area agricola rispetto a quella che, semplicemente, muti la destinazione di una area già urbanizzata o a tali fini destinata in sede previsionale”.
Decad invece il sospetto di abuso d’ufficio dell’architetto Mauro Salvadori, progettista del polo ma anche estensore del Pgt e consulente dell’amministrazione. Per igiudici romani “Il citato architetto non era amministratore; non ha votato alcun progetto; non ha approvato né concorso ad approvare alcunché”.
Le spese processuali del doppio grado di giudizio, ha stabilito il Consiglio di Stato, “devono essere integralmente compensate tra le parti”. Si tratta di una cifra di oltre 50mila euro. A questa cifra, però, si aggiungono anche i 5 milioni di euro che il comune di Azzano Mella deve restituire alle Safer . Oneri già incassati e in parte già spesi.

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