Omicidio al Copacabana, assolto Roland Deja

L'accusa aveva chiesto 23 anni di carcere per l'imputato, arrestato per la morte del connazionale 44enne Shepetim Cupa, ucciso a colpi di pistola nel febbraio del 2010.

(red.) Assolto “per non avere commesso il fatto”. Queste le conclusioni del processo a carico di Roland Deja, albanese di 28 anni, imputato per la morte del connazionale Shepetim Cupa, 44 anni, avvenuta a Brescia in via Orzinuovi il 23 febbraio del 2010, all’esterno del locale notturno “Copacabana”.
L’accusa aveva formulato la richiesta di condanna a 23 anni di carcere.
Il 28enne, originario di Durazzo, ma residente a San Benedetto del Tronto, era arrivato a Brescia, al centro commerciale Redona,  per assistere allo spettacolo di una nota cantante albanese che si esibiva nel pub. Nel corso della serata era scoppiata una rissa all’interno del Copacabana, poi proseguita fuori. Sull’asfalto era rimasto, ucciso a colpi di pistola il 44enne, colpevole, secondo la ricostruzione dei fatti di quella notte, di avere rivolto alcuni apprezzamenti di troppo alle ragazze ucraine che erano in compagnia dei giovani albanesi.
Deja si era sempre dichiarato innocente, sottolineando di essere sempre rimasto nel locale, insieme agli amici, che, anche in aula, avevano confermato la sua versione. L’albanese avrebbe saputo della morte del connazionale solo qualche giorno dopo, apprendendo la notizia dai giornali.
Le indagini, particolarmente complesse, permisero di giungere all’identificazione di Deja dopo qualche tempo. Il 28enne venne arrestato a Pisa. Incarcerato, dopo poco tempo riuscì ad evadere con un altro detenuto. I due fuggiaschi vennero poi rintracciati in un residence sul mare a Porto Recanati dove, secondo gli inquirenti, stavano preparandosi per la fuga all’estero.
L’accusa ricorrerà in appello contro la sentenza di primo grado.

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