Scuola bresciana, si parte con un buco di 2000 docenti

C'è carenza di insegnanti di matematica e di sostegno. Sarà difficile riempire i buchi. E ci vorrà tempo. Intanto cresce l'incognita delle mascherine.

(red.) Lunedì 14 settembre la scuola riparte, ma in questa vigilia ci sono ancora alcuni grossi interrogativi. Due soprattutto. Il primo riguarda le mascherine, che dovranno essere usate obbligatoriamente negli spazi comuni oppure quando non sarà possibile rispettare il distanziamento e che sarà la scuola a dover fornire agli alunni e al personale, tutti i giorni.
Il Commissario per l’emergenza dovrebbe metterne a disposizione 11 milioni al dì, che dovranno arrivare e poi dovranno essere trasportate e consegnate in tutte le scuole d’Italia. Sarà possibile? Vista la situazione di questa vigilia non sono pochi a dubitarne. Tant’è vero che alcuni presidi di istituti superiori della nostra provincia hanno invitato gli studenti a presentarsi con la propria mascherina. Non si sa mai.

Ma il problema più grave è quello dei docenti. Solo nella provincia di Brescia, per esempio, ne mancano almeno 2 mila, forse 2500, tra tutte le scuole di ogni ordine e grado.
Riempire con nomi e cognomi 2 mila cattedre vacanti, seguendo le procedure macchinose della burocrazia scolastica, non richiederà pochi giorni, anche ammesso di riuscirci visto che il Provveditorato ha ricevuto centinaia di ricorsi per veri o presunti errori nel calcolo dei punteggi necessari per definire le priorità tra gli aspiranti docenti nella scelta delle cattedre annuali.
Chi si troveranno davanti i ragazzi entrando in aula in questi primi giorni di scuola? Bella domanda, alla quale l’ufficio scolastico provinciale dovrà rispondere attingendo alle Gps (Graduatorie provinciali per le supplenze) sperando di concludere le operazioni entro il 25 settembre.

Però saranno parecchie le cattedre destinate a rimanere a lungo scoperte in alcune sedi che mancano di docenti o dove servono supplenti annuali, occasionali e anche il personale aggiuntivo per il Covid. C’è carenza soprattutto di insegnanti di matematica e di sostegno.
Senza parlare dell’incognita dei cosiddetti “lavoratori fragili”, personale affetto da patologie – non ancora meglio definite – che gli consentirebbero di chiedere l’esonero dal lavoro in presenza.
E pensate che grana sarebbe per una scuola se un docente pluriclasse risultasse positivo al Covid-19…

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