Medici di famiglia, sciopero di due giorni: ecco perché
La mobilitazione è stata proclamata dallo Smi, che nel Bresciano conta una trentina di iscritti. Fimmg, Snami e Fmt non aderiscono: garantite comunque le prestazioni per le urgenze non differibili.
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Brescia. Due giornate di sciopero per i medici di famiglia. La mobilitazione, proclamata dal Sindacato medici italiani (Smi), è in programma oggi, martedì 15 settembre, e domani, mercoledì 16, e nasce dalla contestazione dell’accordo sulle Case di comunità sottoscritto lo scorso 23 giugno.
Nel Bresciano lo Smi conta una trentina di iscritti, ma non è noto quanti medici aderiranno effettivamente alla protesta. In ogni caso, anche i professionisti che parteciperanno allo sciopero dovranno garantire l’assistenza ai pazienti per le urgenze non differibili.
Al centro della mobilitazione ci sono soprattutto il cosiddetto debito orario nelle Case di comunità e il nuovo ruolo unico della medicina generale. Lo Smi chiede, tra le altre cose, un doppio canale che consenta l’accesso volontario alla dipendenza, una scuola di specializzazione universitaria in medicina generale, la reintroduzione dell’area della medicina dei servizi, il potenziamento degli organici del 118 e maggiori tutele per i medici, anche in caso di infortunio e maternità.
Il sindacato contesta in particolare le modalità con cui i medici di famiglia dovrebbero operare nelle Case di comunità. Secondo i promotori della protesta, mancherebbero indicazioni sufficientemente chiare sui compiti e sull’organizzazione del servizio, con il rischio di trasformare queste strutture in una sorta di guardia medica diurna.
Nel Bresciano parteciperà alla manifestazione di Milano anche Daniele Ciamprone, tra i referenti provinciali dello Smi. Il sindacato non aveva firmato l’accordo di giugno e chiede un confronto più definito sul futuro della medicina generale.
Sul fronte opposto, Fimmg ha deciso di non aderire allo sciopero, pur riconoscendo le difficoltà crescenti affrontate dai medici di famiglia, in particolare dai giovani professionisti. Secondo il sindacato, la chiusura degli studi per due giorni non rappresenterebbe però una soluzione efficace. L’attenzione viene quindi concentrata sulla contrattazione regionale, sul rafforzamento dell’associazionismo medico e sul potenziamento degli studi dotati di personale infermieristico e amministrativo.
Anche Fimmg ritiene necessario chiarire il ruolo dei medici nelle Case di comunità, affinché queste strutture non si trasformino in servizi limitati alle ricette e ai certificati, ma diventino un supporto effettivo alla medicina territoriale, alla prevenzione, alla gestione delle cronicità e all’assistenza domiciliare.
Non aderiscono alla protesta neppure Snami e Fmt. Il primo punta per ora sul dialogo e si riserva eventuali iniziative successive, mentre Fmt ritiene più opportuno intervenire attraverso il prossimo Accordo collettivo nazionale e le trattative regionali e aziendali, per correggere le criticità riscontrate nell’applicazione delle nuove disposizioni.








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