Liste d’attesa, in Lombardia tagliate 76mila prestazioni: a Brescia 1.631
La Uil denuncia la revisione del Piano 2026 della Regione: ridotti gli obiettivi per il servizio pubblico. Il sindacato: «Abbassare i target non significa ridurre i tempi di attesa dei cittadini».
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Brescia. Regione Lombardia rivede il Piano operativo 2026 per il contenimento delle liste d’attesa e taglia oltre 76mila prestazioni programmate nel servizio sanitario pubblico.
La modifica, approvata con la delibera di Giunta regionale del 27 luglio, ha fatto scattare la protesta della UIL Lombardia, che contesta il rischio di confondere la riduzione degli obiettivi con un reale miglioramento dei tempi per i cittadini.
Secondo l’elaborazione del sindacato, le prestazioni previste per gli erogatori pubblici passano da 3.557.089 a 3.480.580, con una diminuzione di 76.509 visite ed esami (-2,15%). Per il privato accreditato, invece, la riduzione è molto più contenuta: 7.715 prestazioni in meno, pari allo 0,20%.
Per il territorio bresciano il ridimensionamento riguarda 1.631 prestazioni programmate nel sistema pubblico: il piano passa da 428.749 a 427.118 prestazioni (-0,38%). Tra le realtà sanitarie locali, l’Asst Garda registra una riduzione di 2.344 prestazioni (-2,32%), mentre gli Spedali Civili di Brescia aumentano leggermente il volume programmato con 323 prestazioni in più. Cresce anche l’Asst Franciacorta, con un incremento di 390 prestazioni.
«Quando un cittadino riceve una prescrizione per una visita o un esame non aspetta un obiettivo scritto in una delibera, ma una risposta concreta al proprio bisogno di salute», afferma Salvatore Monteduro, segretario confederale UIL Lombardia. «Comprendiamo la necessità di correggere obiettivi che le strutture non riescono a realizzare, ma non possiamo confondere la riduzione dei target con la riduzione delle liste d’attesa».
Tra le motivazioni indicate dalla Regione per la revisione del piano ci sono la carenza di personale, i cantieri nelle strutture sanitarie, gli interventi sulle apparecchiature e alcune difficoltà organizzative. Per la Uil, però, si tratta di problemi strutturali che non vengono risolti riducendo il numero delle prestazioni previste.
«Se mancano professionisti e capacità organizzativa, abbassare il numero delle prestazioni attese non elimina il problema», sottolinea Monteduro.
«Può rendere più semplice raggiungere formalmente un obiettivo, ma il cittadino continuerà a misurare il servizio sui giorni o sui mesi di attesa».
Le riduzioni più consistenti in Lombardia riguardano l’Ats Città Metropolitana di Milano, con oltre 52mila prestazioni in meno, seguita da Ats Brianza (-12.719) e Ats Bergamo (-7.078). A livello di singole strutture, il taglio più rilevante riguarda l’Asst Fatebenefratelli Sacco, con 23.707 prestazioni programmate in meno, pari al -9,69%, e l’Asst Ovest Milanese, con una riduzione di 10.363 prestazioni (-7,38%).
Ad essere interessate sono anche alcune prestazioni considerate strategiche per prevenzione e diagnosi precoce: tra queste figurano 17.752 prime visite dermatologiche e allergologiche in meno, 12.659 mammografie, 7.592 ecografie ostetriche e 4.673 prime visite oculistiche.
La Uil chiede al Pirellone di rendere pubblici i tempi effettivi di attesa, distinguendo tra prestazioni programmate, prenotabili ed effettivamente erogate, e di mettere in campo un piano strutturale per il rafforzamento del personale sanitario.
«Il successo del provvedimento non potrà essere misurato abbassando l’asticella», conclude Monteduro. «Si misurerà quando un cittadino riuscirà a ottenere una visita o un esame nei tempi previsti dal proprio bisogno di salute».






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