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Sinistra italiana: “Il governo deve commissariare la sanità lombarda”

(red.) “Da mesi la cronaca ci consegna una serie di inefficienze, approssimazioni ed errori nella gestione della sanità regionale in capo alla giunta regionale”, si legge in una nota di Sinistra italiana Brescia. “Lo scandalo delle mancate convocazioni ai centri vaccinali è solo l’ultimo episodio di una imbarazzante sequela di sbagli che giustificano la nostra pressante richiesta di commissariamento della sanità lombarda. La gara a scaricare le responsabilità prima su Gallera, poi sul direttore generale Trivelli e poi sul consiglio di amministrazione di Aria da parte del duo Moratti-Bertolaso è solo un disperato tentativo di allontanare l’indignazione da una giunta regionale che ha oggettivamente fallito e reso palese la vacuità della pretesa eccellenza del modello lombardo. Ragione più che sufficiente per chiedere al governo di intervenire per assicurare alle lombarde e ai lombardi una sanità ed una campagna vaccinale efficiente”.

“In questi mesi si sta discutendo di come modificare la Legge Regionale 23/2015”, prosegue il comunicato. “Il governo l’ha bocciata dopo i 5 anni di sperimentazione: essa ha contribuito a creare carenze e inefficienze nel servizio sanitario regionale, ha portato alla scomparsa del servizio territoriale, a percorsi inadeguati, alla frammentazione della cura, ha dato troppo spazio al privato a scapito del pubblico. Il tavolo del centro sinistra bresciano ha presentato un articolato piano di proposte di riforma sia della sanità territoriale che del ruolo dell’ospedale civile. In questa direzione si stanno concentrando i tentativi sociali e politici di incidere sulla riforma della sanità lombarda che deve tornare ad essere di prossimità, vicina alle esigenze delle cittadine e dei cittadini”.

“Bisogna ripartire dalle fondamenta di un servizio sanitario pubblico, universalistico e gratuito”, scrive ancora Sinistra italiana, “che pensi alla salute di tutte e tutti come bene individuale ma anche collettivo. Bisogna ripartire dalla legge di riforma sanitaria L. 833/1978, frutto di una stagione di mobilitazioni di popolo e messa in discussione da una riforma costituzionale e dalla spinta privatistica formigoniana. L’esperienza della pandemia pone con urgenza una riforma del regionalismo differenziato: esso aggrava la situazione di disparità tra regioni per competenze importantissime e mina l’uguaglianza e l’unità del paese. E’ necessario che i sindaci e il presidente della Provincia facciano sentire la loro voce su come deve funzionare il Sistema sanitario regionale, la L. 883/1978 li prevedeva protagonisti. La prevenzione e i servizi d’igiene pubblica devono tornare prioritari, affinché il paziente sia realmente preso in carico e non scaricato come un numero se non guarito o se cronico”.

“Va cancellati il progetto di gestore unico per i malati cronici”, conclude il documento”, che si è già dimostrato un costoso fallimento. Vanno strutturate le Case della Salute: siamo in ritardo di dieci anni. Vanno operate assunzioni: nel solo settore pubblico mancano centinaia di migliaia di lavoratori (medici, infermieri, insegnanti, forze dell’ordine e della giustizia). E’ necessario integrare i diversi servizi: ospedale, ambulatori, Rsa, domiciliari, prevenzione e servizi socio sanitari. I fondi del recovery fund possono essere una grande occasione per rilanciare la sanità lombarda. Sempre che li si sappia spendere bene. Questa giunta ha dimostrato ampiamente di non saperlo fare. Una ulteriore ragione per cui continuare a richiedere con forza che il governo commissari la nostra sanità”.

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