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Cottarelli: la parola ai testimoni

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Nella seconda udienza i cugini Marino messi alle strette dai testi dell'accusa.


(red.) Ieri si è svolta la seconda udienza nei confronti di Vito e Salvatore Marino, cugini siciliani accusati di aver torturato e massacrato la famiglia Cottarelli di Urago Mella, in città, nella loro villetta di via Zuaboni. Davanti alla corte d'Assise di Brescia, il pm Paolo Savio, che rappresenta l'accusa, ha portato una serie di testimonianze che potrebbero incastrare i due indiziati.
La prima è di Francesco, un pensionato 78enne residente in zona, che il giorno dopo la carneficina, il 29 agosto del 2006, si è presentato spontaneamente dai carabinieri, per portare la propria versione agli inquirenti. Per l'anziano non ci sono dubbi, uno dei tre uomini visti nei pressi di casa Cottarelli scendere da una Grande Punto la sera prima della tragedia, il 27 agosto, è Vito Marino. Salvatore, invece, "assomiglia molto al secondo uomo che camminava per via Zuaboni, anche se dai miei ricordi aveva una chioma più folta". Il terzo individuo notato, invece, era più slanciato dei due cugini, e la descrizione coinciderebbe con Dino Grusovin.
Per la mattina del 28 agosto, invece, un secondo teste, Giuseppe, a Urago Mella per una passeggiata, ha confermato la presenza di due uomini tarchiati e di un terzo più alto. Il testimone ha notato anche una valigetta, come ha sottolineato una terza voce chiamata a portare il proprio contributo alle indagini, quella di Maria Teresa, una vicina di casa, che ha visto gli imputati intorno alle 7,45 davanti al cancello della villetta. Alle 9,45, un'altra donna, Monica, ha notato uscire dalla casa tre persone con una valigetta: due tarchiati e uno più alto. Purtroppo il massacro di Angelo Cottarelli, della compagna Marzenna Topor e del figlio Luca di 17 anni, si era appena consumato, ma questo nessuno ancora poteva immaginarlo.
Anche la dottoressa Giovanna Pizzamiglio, operatrice del 118 di Brescia, è stata chiamata a raccontare quanto vide quella tragica mattinata. Per il medico non ci sono dubbi: Angelo Cottarelli, l'ultimo della famiglia ad andarsene nonostante uno squarcio nella gola e un proiettile conficcato in testa, era lucido quando i sanitari sono giunti sul posto. Per tre ore è rimasto accanto al figlio e alla compagna, ormai esangui, capendo perfettamente la situazione e senza poter fare nulla.

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