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Covid, “60 casi fantasma nel bresciano a gennaio 2020”

Lo rileva uno studio pubblicato sulla rivista scientifica "Epidemics". : 527 i casi accertati prima dell'individuazione del "paziente 1" di Codogno.

(red.) Il coronavirus? Circolava in Lombardia già a metà gennaio 2020. E 60 i “casi fantasma” nel bresciano già il 10 febbraio. Prima, dunque, dell’identificazione ufficiale del Sars2 Covid19 con il paziente 1 di Codogno, in cui venne isolato il virus il 20 febbraio.
Lo afferma uno studio firmato da Danilo Cereda del settore Welfare di Regione Lombardia e da infettivologi e virologi delle Ats lombarde, intitolato “The early phase of the Covid-19epidemic in Lombardy”, pubblicato sul numero di dicembre della rivista scientifica Epidemics.
In sintesi, nel testo della ricerca, viene descritto che sono stati rilevati retrospettivamente oltre 500 casi (età media: 69) che hanno dichiarato l’insorgenza dei sintomi prima della notifica del primo caso (20 febbraio 2020). Il Covid era già in circolazione in almeno 222 comuni su 1506 (14,7%) della Lombardia e l’intervallo seriale medio stimato era di 6,6 giorni
Il numero di riproduzione di base nelle 12 province lombarde variava da 2,6 (95%) a 3,3 (95% ).
Nove i comuni bresciani in cui era già in circolazione all’inizio del 2020: Brescia, Gussago, Concesio, Ospitaletto, Salò, Borgosatollo, Orzinuovi, Villachiara, Manerbio.

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“Abbiamo analizzato”, si legge nella nota metodologica dello studio, “i registri ufficiali dei casi avvenuti in Lombardia per caratterizzare l’epidemiologia di SARS-CoV-2 durante la fase iniziale dell’epidemia. È stato creato un elenco di casi confermati in laboratorio e successivamente consolidato in modo retrospettivo, utilizzando interviste standardizzate per casi accertati e loro stretti contatti”.

“Le indagini epidemiologiche”, scrivono gli studiosi, “hanno rilevato oltre 500 casi, prima del primo paziente con diagnosi di COVID-19 (20 febbraio 2020) e hanno suggerito che SARS-CoV-2 era già in circolazione in almeno 222 pazienti su 1506 (14,7%) comuni a trasmissione sostenuta in tutte le province lombarde. Abbiamo stimato che l’intervallo seriale medio fosse di 6,6 giorni. Le nostre stime del numero di riproduzione di base vanno da 2,6 a Pavia (95% IC, 2,1-3,2) a 3,3 a Milano (95% IC, 2,9-3,8). È stata osservata una tendenza decrescente nel numero netto di riproduzione dopo l’individuazione del primo caso”.

“Al momento della notifica del primo caso”, conclude lo studio, “il COVID-19 era già diffuso in tutta la regione Lombardia. Questo può spiegare il gran numero di casi critici sperimentati da questa regione in un lasso di tempo molto breve. La leggera diminuzione del numero di riproduzione osservata nei primi giorni dopo il 20 febbraio 2020 potrebbe essere dovuta alla maggiore consapevolezza della popolazione e ai primi interventi attuati prima del blocco regionale imposto l’8 marzo 2020”.

 

 

 

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