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Sono 10 mila gli under 60 bresciani vaccinati con AstraZeneca: seconda dose con Moderna o Pfizer

Nelle stesse condizioni sono 900 mila italiani. Ma entro fine settembre l'Italia dovrebbe avere a disposizione oltre 55 milioni di dosi. E trovarsi con i frigoriferi pieni di AstraZeneca e Johnson e Johnson non utilizzabili con i più giovani.

(red.) Dopo la sospensione dei richiami di AstraZeneca per circa 10mila bresciani under 60, che fanno parte della schiera dei 900 mila italiani nelle stesse condizioni perché hanno ricevuto la prima dose, ma gli manca la seconda che verrà fatto con Moderna oppure Pfizer, ora è necessario riprogrammare le vaccinazioni. Questo verrà fatto a partire da mercoledì, mentre per il momento si stanno inviando SMS per avvisare dell’annullamento del precedente appuntamento: tra i primi a riceverli insegnanti e forze dell’ordine. A queste categorie appartiene infatti il maggior numero di persone sotto ai 60 vaccinate nelle scorse settimane con AstraZeneca. Sabato, in un primo momento, Regione Lombardia aveva deciso di non procedere al cambio di vaccino per chi aveva già ricevuto AstraZeneca sospendendo semplicemente i richiami. Poi è stata invece accolta la proposta di vaccinazione «eterologa» autorizzata dal ministero della Salute e dall’Aifa per somministrare a chi aveva già ricevuto AstraZeneca le seconde dosi con Pfizer o Moderna.
Riassumendo: in tutto ci sono quasi 26 milioni di italiani che devono ancora avere la prima dose di vaccino e altri 13,6 che devono fare il richiamo, 900mila dei quali hanno avuto la prima dose con AstraZeneca e ora faranno la seconda con Pfizer o Moderna.
La circolare del ministero della Salute dà indicazioni perentorie sull’utilizzo del siero dell’azienda anglo-svedese solo sugli over 60, e questa decisione rischia di rallentare la campagna di vaccinazione di massa, con il conseguente slittamento dell’immunità di gregge prevista dal commissario per l’emergenza Francesco Figliulo per la fine di settembre 2021.
Entro la fine del terzo trimestre di quest’anno è però prevista la disponibilità di oltre 55 milioni di dosi Pfizer e Moderna, e questo fa pensare al governo di rispettare i tempi.
Entro la fine del mese dovrebbero infatti arrivare ancora 7,2 milioni di dosi di vaccini (5,8 di Pfizer e 1,4 di Moderna), ai quali vanno aggiunti altri 45 milioni previsti nel terzo trimestre (31 di Pfizer e 14 di Moderna) per un totale di 52,2 milioni. Se poi verrà approvato il vaccino di Curevac, entro la fine di settembre l’Italia potrà contare su altri 6,5 milioni, per un totale di 58,7 milioni di dosi di vaccini.
Il rischio che la campagna possa subire un rallentamento comunque esiste: “Se si fa un piano che poggia su 4 gambe più una che poteva essere Curevac e se poi una di queste gambe viene azzoppata o limitata è chiaro che tutti i piani si rivedono”, ha detto il generale Figliuolo. “Non faccio fosche previsioni, sono convinto che a settembre chiudiamo, ma se dovessimo aggiungere un’altra platea, ad esempio i ragazzi dai 6 ai 15 anni, se Curevac non arriva e se ci sono altri intoppi è chiaro che non ce la faremo”. Intanto, come prima decisione, per il momento sono stati cancellati i cosiddetti open day, cioè le giornate di vaccino libero per chiunque si presentava negli hub vaccinali italiani.
Tuttavia esiste un altro problema: se verranno confermate le previsioni sugli arrivi, l’Italia rischia di ritrovarsi nei frigoriferi milioni di dosi di AstraZeneca e Johnson e Johnson non utilizzabili con i più giovani. Infatti alla fine di settembre il nostro Paese potrebbe avere più di 50 milioni di dosi di AstraZeneca e J&J visto che a giugno era previsto l’arrivo di 10 milioni di dosi e nel terzo trimestre di altri 40,7 milioni. In Italia, però, ci sono ancora solo 3,5 milioni di over 60 che non hanno ricevuto  neanche la prima dose e 3,9 che devono fare i richiami.
Dove andranno a finire i milioni di dosi AstraZeneca e Johnson e Johnson che avanzeranno, se non si vorrà lasciarli marcire in qualche frigorifero? Potranno essere distribuiti ai paesi Covix, acronimo di Covid-19 Vaccines Global Access, un programma dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Commissione europea per consentire l’accesso equo ai vaccini Covid. Quindi potranno essere utilizzati in qualche nazione dell’Africa.

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