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Coronavirus e riaperture, ecco come funziona il nuovo “green pass”

Durerà 9 mesi dopo aver ricevuto il richiamo, ma già dopo la prima dose si riceverà il certificato valido dal 15° giorno.

(red.) La certificazione verde – chiamato “green pass” – ma anche le nuove indicazioni per portare le regioni italiane verso determinati “colori” di fascia in base agli scenari di rischio dovuti al contagio. Sono questi gli elementi centrali in questo momento di riaperture e di curva dei nuovi casi in calo dopo che da ieri, mercoledì 19 maggio, con il coprifuoco spostato alle 23 (sarà alle 24 dal 7 giugno e cancellato dal 21 giugno), è entrato in vigore il nuovo decreto legge del Governo. E come detto, in vista anche della stagione turistica, il punto centrale sarà soprattutto il “green pass” con cui non solo poter partecipare alle feste di matrimonio, ma anche a molti altri eventi aperti al pubblico, comprese le discoteche quando arriverà il momento.

Nel frattempo, nel corso del mese di giugno in Italia sono attese altre 20 milioni di dosi di vaccino con cui arrivare a 30 milioni di persone che avranno ricevuto almeno la prima dose, cioé più della metà degli aventi diritto. E un altro obiettivo è di arrivare alla metà di luglio con il 60% di persone che avranno ricevuto anche il richiamo. Per quanto riguarda il “green pass”, ecco come funziona. Durerà durerà 9 mesi a partire dal termine del ciclo vaccinale (quindi dopo la seconda dose), ma già dopo la prima inoculazione la struttura che effettuerà il vaccino potrà rilasciare un certificato dello stesso valore che durerà dal 15° giorno successivo alla prima “puntura” e fino al richiamo.

In ogni caso, la stessa certificazione verde, per quelli che non sono ancora vaccinati, è il certificato di avvenuta guarigione o un tampone negativo svolto nelle 48 ore precedenti. Intanto domani, venerdì 21 maggio, nel consueto monitoraggio settimanale, il Comitato tecnico scientifico si riunirà anche per stabilire che si dovrà mantenere il distanziamento e l’uso della mascherina all’aperto e al chiuso. Mentre all’inizio di giugno si terrà un nuovo “tagliando” del Governo per capire se poter riaprire in anticipo rispetto ai tempi previsti qualche altra attività in base ai dati del contagio.

L’ultima modifica riguarda il sistema di definizione dei “colori” delle regioni. Fino al 16 giugno resterà ancora il cosiddetto Rt. A seguito dell’aggiornamento, invece, cambieranno gli indicatori. Quindi, si potrà entrare nella zona bianca con un’incidenza minore di 50 casi ogni 100mila abitanti per tre settimane consecutive e rischio basso, in zona gialla con tra i 50 e 150 casi o tra 150 e 250 casi con il tasso di occupazione dei posti letto sotto il 30% nei reparti ordinari e sotto il 20% in terapia intensiva. Nella zona arancione con un’incidenza tra 150 e 250 casi o anche se i dati sono da zona gialla, ma con rischio alto. Infine, si entra in zona rossa con l’incidenza oltre i 250 casi o se è tra 150 e 250 casi, ma con ricoveri ordinari sopra il 40% e sopra il 30% in terapia intensiva.

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