Caso AstraZeneca, Iss: uso raccomandato per la fascia dai 60 ai 79 anni

L'Ema non esclude legami tra il vaccino e i casi rarissimi di trombosi. In arrivo una circolare del ministro Speranza.

(red.) Il vaccino di AstraZeneca “raccomandato” per chi ha più di 60 anni e quindi, ancora una volta, il piano di somministrazione italiano dovrà cambiare da qui ai prossimi mesi. A partire dalle prenotazioni per quanti, sotto i 60 anni, avevano in programma di essere vaccinati con il prodotto inglese oppure in attesa di ricevere la seconda dose. E a fare ordine è in arrivo una circolare annunciata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Sono le novità emerse al termine della giornata di ieri, mercoledì 7 aprile, dopo che nel corso del pomeriggio anche l’Ema, l’agenzia europea dei medicinali, aveva tenuto una conferenza stampa di nuovo sul caso AstraZeneca.

La preoccupazione era sempre quella dei casi di trombosi emersi in tutta Europa – 86 in totale al 22 marzo su milioni di dosi somministrate – da parte di chi aveva ricevuto il prodotto di Oxford. Dall’Ema, pur ammettendo che potrebbero esserci dei legami tra il vaccino e i casi di trombosi (effetti indesiderati molto rari) ha però anche sottolineato ancora una volta come i benefici siano decisamente maggiori dei rischi. La questione è stata poi affrontata in conferenza stampa dall’Istituto Superiore di Sanità tra il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, l’esperto Gianni Rezza e Nicola Magrini di Aifa, l’agenzia italiana del farmaco.

E proprio da qui è emersa la raccomandazione di somministrare AstraZeneca nella fascia d’età dai 60 ai 79 anni. Ma anche di confermare il richiamo con lo stesso prodotto tra quanti, under 60, avevano già ricevuto la prima dose. E tra questi, come nel bresciano, ci sono forze dell’ordine, personale scolastico e altre categorie. Tuttavia, questo deve scontrarsi in modo concreto con il piano vaccinale che dovrà essere rivisto. Quindi, verso il rinvio o la cancellazione di prenotazioni già programmate fino a maggio e, appunto, da capire per la seconda dose da dare ai 2,3 milioni di italiani che hanno ricevuto la prima.

Nel frattempo, in questa confusione, emerge anche la paura tra i cittadini, tanto che solo in Lombardia fino al 16% di prenotati non si sono presentati. Al momento di AstraZeneca ci sono 1,8 milioni di dosi nei frigoriferi delle regioni a fronte, però, di una continua carenza di dosi. Ora si attende di capire cosa succederà nei prossimi mesi.

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