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+Europa Brescia: “Basta annunci, serve un protocollo per riaprire in sicurezza”

(red.) “Invece di lanciare boutade sulle riaperture, gli esponenti della Lega farebbero bene ad ascoltare i suggerimenti che il consigliere Michele Usuelli (Più Europa) diede loro pubblicamente in seduta già un mese fa”, si legge in un comunicato diffuso da +Europa di Brescia e provincia. “Non è sufficiente proclamare la necessità di aperture, alle parole devono seguire i fatti e la capacità gestionale e in Lombardia avrebbero i numeri per poterlo dimostrare. Per riaprire in sicurezza, c’è bisogno di interrogare l’assessore al Welfare e il CTS lombardo per capire che cosa i vaccinati possono fare insieme tra loro in sicurezza, cosa i guariti possono fare tra loro in sicurezza, quale protocollo di sicurezza possa permettere anche a chi non è stato vaccinato e non è entrato in contatto con la malattia un ragionevole ritorno alla vita”.

“Non è certo una facile gestione”, prosegue la nota, “ma è questo che la giunta regionale è chiamata a fare in collaborazione col governo nazionale. I dati epidemiologici raccolti in Israele e nel Regno Unito, dove le campagne vaccinali sono ben più avanzate rispetto alla Lombardia, ci dicono che le vaccinazioni hanno ridotto la circolazione del virus e hanno interrotto la catena del contagio. Negli Stati Uniti, l’Agenzia per il Controllo e la Prevenzione delle malattie infettive ha esentato da tamponi e quarantena chi ha completato il ciclo di vaccinazioni ed è venuto a contatto con positivi al virus. Per far passare il messaggio che il vaccino serve e per combattere le resistenze anti-scientifiche dei no-vax, ci vogliono fatti: si dovrebbe prendere esempio da ciò che avviene negli Stati Uniti e valutare la possibilità di gestire delle riaperture graduali, man mano che tutta la popolazione viene vaccinata, ripartendo da quelle attività che più hanno sofferto per le chiusure prolungate: palestre, teatri, cinema”.

“Certo, sarebbe necessario anche un tracciamento della popolazione che fino ad oggi, nonostante l’impegno dei sanitari, non è mai stato completamente messo in atto per le carenze gestionali regionali”, conclude +Europa. “Non è possibile che per effettuare il tampone Ats sia ancora necessaria una settimana di attesa, né che il sierologico sia ancora considerato extra rispetto al Sistema Sanitario Regionale. Questo significa che si scarica totalmente sui cittadini la spesa di quelli che sono dei test essenziali, concetto ancora più grave dopo un anno di crisi economica a cui sono stati esposti”.

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