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Lombardia (e Brescia) torna rossa, ecco cosa si può fare. Tutte le regole

Le nuove restrizioni scattano da lunedì 15. Una delle poche concessioni a Pasqua nel visitare amici e parenti.

(red.) Come annunciato ieri, venerdì 12 marzo, anche direttamente dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, sabato 13 marzo è arrivata l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che pone ancora una volta la nostra regione, quindi anche la provincia di Brescia, in zona rossa a partire da lunedì 15 marzo e fino al 6 aprile. Di conseguenza, anche il territorio bresciano tornerà in una situazione di lockdown nel momento in cui saranno molto ridotte le possibilità di uscire non solo dal proprio Comune, ma addirittura dalla propria abitazione. Quindi, per recarsi al lavoro, andare a fare la spesa e le piccole concessioni permesse dalla fascia che presenta le massime restrizioni.

E insieme agli spostamenti sarà necessario tornare a dotarsi dell’autocertificazione (Si pouò scaricare qui) per giustificare i propri spostamenti. A questa situazione si è arrivati nel momento in cui la nostra provincia di Brescia ha toccato numeri esorbitanti dal punto di vista del contagio da nuovo coronavirus in questo inizio di terza ondata, facendo salire anche l’Rt della Lombardia a 1,32. Numero, quindi, al di sopra dell’1,25 che fa scattare in automatico la zona rossa. Per quanto riguarda le regole, una delle poche concessioni permesse nell’ambito del decreto legge approvato ieri, venerdì, dal Consiglio dei Ministri, è la possibilità nei tre giorni di Pasqua – il 3, 4 e 5 aprile – di andare a far visita una sola volta al giorno e in massimo di due persone con under 14 verso amici e parenti in abitazione privata, anche fuori dal Comune, ma sempre entro le 22 orario del coprifuoco.

Nel resto del periodo, invece, non sono consentiti gli spostamenti nemmeno all’interno del proprio Comune, salvo per motivi di lavoro, salute e necessità giustificati dall’autocertificazione. Resteranno chiuse tutte le scuole, compresi gli asili nido e non si potranno raggiungere le seconde case se non per motivi di urgenza, mentre è sempre ammesso tornare alla propria residenza e domicilio. Dovranno di nuovo chiudere tutti i negozi, tranne quelli che vendono beni di prima necessità come i supermercati, farmacie e negozi di ferramenta, edicole e altri servizi indispensabili.

Tornano a chiudere anche i centri estetici e parrucchieri, così come i bar e ristoranti per i quali sono però consentiti l’asporto (fino alle 18 ai bar e fino alle 22 ai ristoranti) e il servizio a domicilio senza limiti di orario. L’attività motoria è consentita solo nei pressi della propria abitazione. Restano ancora chiuse le piscine e palestre, ma anche i musei, cinema e teatri per i quali l’auspicata riapertura del 27 marzo sarà rinviata. Possono proseguire, invece, le funzioni religiose secondo i protocolli previsti.

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