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Cisl: “Il vaccino nelle fabbriche? Così si creano solo disuguaglianze”

Il sindacato contesta "la stranezza dell’accordo tra Regione Lombardia, Confindustria e Confapi" per portare i vaccini nei luoghi di lavoro. "Basta confusione, serve più trasparenza".

(red.) La preoccupazione per la pandemia è sicuramente all’origine delle tante soluzioni che vengono ipotizzate per raggiungere con la vaccinazione, nel più breve tempo possibile, il maggior numero di persone. “Riconosciute però le buone intenzioni di tutti”, si legge in un comunicato della Cisl di Brescia, “resta la stranezza dell’accordo tra Regione Lombardia, Confindustria e Confapi per portare i vaccini nei luoghi di lavoro. E’ un’iniziativa che non tiene conto degli sforzi del governo centrale per costruire una campagna di vaccinazione che raggiunga realmente tutti gli italiani, fatta con criteri omogenei e senza creare disuguaglianze”.

“Perché il problema sostanziale è questo: un accordo che si basa su un principio di disuguaglianza”, prosegue la nota. “A parole si afferma che il diritto alla salute vale per tutti, nei fatti si deroga. Basterebbe questo a suggerire ai protagonisti una più attenta considerazione. Ma se non fosse sufficiente ci sono anche dati di realtà assai significativi. Brescia conta circa 115.000 aziende e 470.000 lavoratori dipendenti, ma il dato vero che troppo spesso si dimentica è oltre il 90 % delle imprese bresciane non ha più di 9 dipendenti. Ammesso e non concesso che a Confindustria e Confapi si aggreghino anche le altre rappresentanze d’impresa, come si può pensare di mettere in atto una campagna vaccinale a velocità diverse in base al criterio delle dimensioni? Qualcuno si è posto il problema che per vaccinare occorre una struttura organizzativa dedicata, la presenza di un medico e di almeno un infermiere?”.

“Le norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro prevedono che ogni azienda abbia un medico di riferimento: nella nostra provincia sono circa 700, ciascuno dei quali, ovviamente, segue più aziende”, fa notare la Cisl. “E’ a loro che l’accordo in questione chiederà di vaccinare? E con quali vaccini si vorrebbe fare questa campagna nei luoghi di lavoro, visto che il problema dei problemi di questo momento è proprio la mancanza dei vaccini? Un piano vaccinale, per dirsi tale, deve contare sul contributo di tutti; non abbiamo bisogno di venditori di promesse. I cittadini, tutti i cittadini, devono essere rassicurati: l’unico criterio accettabile è quello della trasparenza e della condivisione delle priorità vaccinali. Basta confusione. Regione Lombardia dia un contributo serio al piano nazionale di vaccinazione, l’unico che garantirà davvero lavoratori, famiglie, giovani e anziani”.

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