Coronavirus, Lombardia valuta zona rossa per la provincia di Brescia

La media è 584 casi ogni 100 mila abitanti, più del doppio rispetto alla fascia che porta in automatico al "rosso".

(red.) Queste intorno a lunedì 8 marzo sono ore di attesa e preoccupazione soprattutto in provincia di Brescia dove è chiaro che si è nel pieno della terza ondata del contagio da nuovo coronavirus. Ieri, domenica 7, superando anche la provincia di Milano, si è raggiunto il secondo dato peggiore di sempre dall’inizio della pandemia e ad oggi la media dei contagi è di 584 casi ogni 100 mila abitanti, più del doppio rispetto alla soglia che dovrebbe portare in automatico in zona rossa. Invece, al momento la nostra provincia resta in arancione scuro così come tutta la Lombardia.

E dal punto di vista dei numeri, nessuna provincia italiana come la nostra presenta dati così negativi. In ogni caso, dopo l’ordinanza dei giorni scorsi del governatore Attilio Fontana, la Lombardia resta almeno per un’altra settimana in arancione scuro. Ma almeno nel bresciano questo potrebbe avere le ore contate. In Regione Lombardia, dove ieri, domenica, l’assessore al Welfare Letizia Moratti ha avuto un incontro in videoconferenza con il territorio locale, si sta ipotizzando di porre la provincia di Brescia in zona rossa.

Quindi, non tutta la regione, ma aree circostanziate per evitare un lockdown generalizzato. E non è escluso che ordinanze del genere arrivino già oggi, lunedì 8 marzo, riguardando non solo Brescia, ma anche Mantova e Cremona di cui si stanno valutando le situazioni. E in questo senso il noto fisico Roberto Battiston è critico sottolineando il fatto che nel bresciano già da dicembre sarebbe stato noto che la curva del contagio si sarebbe impennata. Secondo l’esperto, la nostra provincia avrebbe dovuto “chiudere” già da alcune settimane.

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