Variante inglese in 8 positivi su 10 nel bresciano. In Lombardia al 64%

I laboratori del Civile hanno accertato la forte presenza. Iss: "La mutazione sarà dominante a metà marzo".

(red.) Se i dati del contagio da nuovo coronavirus tra la seconda metà di febbraio e questi primi giorni di marzo sono in forte aumento nella nostra provincia di Brescia, è dovuto soprattutto alla circolazione della variante inglese molto più contagiosa rispetto al ceppo originario. Tanto che, come emerge dal laboratorio di Microbiologia degli Spedali Civili di Brescia diretto da Arnaldo Caruso, al momento 8 su 10 dei nuovi positivi lo risultano essere proprio per la variante britannica. Questo è stato dimostrato analizzando una serie di tamponi di routine tra le persone che si sono sottoposte al tampone molecolare. E la stessa variante non colpisce solo il bresciano in Lombardia.

“Le analisi sui tamponi positivi realizzate dai laboratori lombardi hanno indicato una presenza media del 64% della variante inglese – ha detto ieri, martedì 2 marzo, l’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti in Consiglio regionale – sul fronte della varianti sono stati analizzati 2.023 campioni. Di questi, 978 casi sono di variante di cui 578 inglesi, 18 sudafricane, 10 brasiliane e 372 legati a una delle tre varianti”. E proprio sulla mutazione inglese, da Brescia il professore Arnaldo Caruso sottolinea come ci siano maggiori informazioni sul fatto che Pfizer, tra i vaccini disponibili, sia efficace. “Non solo dopo questo vaccino hanno sviluppato gli anticorpi – dice il professore – ma questi hanno dimostrato un potere maggiore nella variante inglese e anche rispetto al virus originario“.

Ma intanto proprio la variante inglese, a causa del suo livello di contagiosità, continua a preoccupare. Lo ha sottolineato anche ieri sera, martedì, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo dpcm. Secondo l’ultima indagine dell’Istituto e aggiornata al 18 febbraio, il 54% degli infettati da Covid-19 in Italia sono legati alla variante inglese. Che di fatto sarà dominante intorno alla metà di marzo.

Ma c’è qualche motivo di preoccupazione anche per la variante brasiliana a causa del 4,3% di persone colpite da questa mutazione e di un virus che si sta allargando in alcune parti d’Italia. Infine, sempre sul fronte della variante inglese, il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, anche lui intervenuto alla conferenza stampa, ha sottolineato come la mutazione sia più trasmissibile anche tra i giovanissimi, fino a 19 anni, ma non portando malattie più gravi.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.