“Brescia in zona arancio rafforzata, ma senza tutele per i lavoratori”

(red.) Se chiudono scuole ed asili, come faranno i lavoratori – soprattutto quelli dei settori in prima linea nel contrasto alla pandemia – a conciliare il loro impegno, strategico per la salute della collettività, con la gestione della famiglia e dei figli?
“Le scriventi segreterie provinciali sono fortemente preoccupate per la situazione che si è venuta a creare nel territorio bresciano”, interviene una nota congiunta firmata da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl che mette il dito nella piaga di un tema sociale molto importante. “Intervengono provvedimenti legislativi regionali che con l’obiettivo di mitigare la diffusione del virus, si infrangono sulle carenze normative nazionali di tutela dei lavoratori. La chiusura delle attività didattiche sta mettendo in seria difficoltà i lavoratori con figli minori; non tutti hanno le adeguate risorse familiari per far fronte alle oggettive esigenze di tutela di figli minori e non sempre queste risorse sono le più adatte e consone per questa funzione”.

“Abbiamo immediatamente segnalato e condiviso con tutti i nostri livelli per sollecitare i provvedimenti legislativi del caso”, prosegue il comunicato sindacale. “Chiediamo a tutte le strutture di incentivare e rafforzare la modalità di lavoro agile ove compatibile con le attività dei lavoratori. Chiediamo che celermente si individuino gli strumenti adatti per far fronte alle esigenze della famiglie. Ricordiamo che nel nostro territorio, già ampiamente compromesso da questa pandemia, per i lavoratori del comparto sanità, socio sanitario e in generali dei servizi essenziali, sono necessari degli interventi ad hoc. Sono professionisti fondamentali nel contrasto alla malattia e sono anche genitori che si trovano improvvisamente senza tutele”.

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