Coronavirus, regioni verso nuovi “colori”. Ma Lombardia resta spettatrice

Domani si valuteranno i dati e il possibile passaggio in altre fasce. Lombardia resta arancione fino al 7 febbraio.

(red.) Nella giornata di domani, venerdì 29 gennaio, ormai purtroppo come consuetudine in questo periodo di pandemia, si attende la riunione della cabina di regia con il Comitato tecnico scientifico e l’Istituto Superiore di Sanità per analizzare i numeri aggiornati sul fronte della diffusione e del contagio da Covid-19 su tutto il territorio italiano. Ma sarà una delle riunioni più importanti, visto che la maggior parte delle regioni ha assunto le attuali “colorazioni” nelle varie fasce dallo scorso 17 gennaio.

Come è previsto, per l’auspicato passaggio in zone con meno restrizioni bisogna avere e mantenere quegli indicatori almeno per due settimane. Questo vuol dire che da domenica 31 gennaio chi è finito in zona rossa rossa potrebbe approdare in quella arancione e, invece, chi si trova proprio in quella arancione può puntare a quella gialla. Salvo peggioramenti che porterebbero a scenari inversi, quelli con fasce da minori restrizioni verso quelle più rigide. Ma in questo scenario la Regione Lombardia rischia di fare solo da spettatrice.

Il motivo è semplice: come detto, servono almeno due settimane in una determinata fascia per capire l’evoluzione del contagio, ma la Lombardia, a causa degli errori che hanno poi scatenato le polemiche, si trova in zona arancione solo da una settimana, da domenica 24 gennaio. Questo vuol dire, come tra l’altro prevede anche l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, che almeno fino al 7 febbraio si debba restare in arancione. Solo in quel momento si potrà capire se sul territorio regionale ci siano le condizioni per approdare alla fascia gialla, quella con le minori restrizioni.

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