Vaccino anti-Covid, piano lombardo: seconda fase tra febbraio e marzo

Servirà il doppio dei vaccini e del personale. Ma intanto domenica si rischia di fermarsi: le dosi stanno finendo.

(red.) Nella giornata, quella di ieri, mercoledì 13 gennaio, in cui si è avuta notizia che il 99% del personale del Richiedei dei due poli bresciani di Gussago e Palazzolo hanno aderito alla vaccinazione contro il Covid-19 nelle Rsa e che inizierà da lunedì 18 gennaio e con quasi 1.000 vaccinati in un solo giorno nelle strutture dell’Asst di Brescia – ospedale Civile, Gardone Valtrompia, Montichiari e centro di via Morelli – in commissione Sanità in Regione Lombardia si è svolta un’audizione sul piano di somministrazione.

A illustrarlo è stato il Covid manager Giacomo Lucchini che ha sottolineato come dalla seconda fase, tra fine febbraio e inizio marzo, si dovrà correre più velocemente. Anche perché in quella seconda fase ci saranno più categorie da sottoporre al vaccino. Al momento si sta continuando con gli operatori sanitari e poi gli ospiti delle case di riposo tra prima e seconda dose, poi si punterà alle strutture psichiatriche residenziali e al personale. Dalla fine di febbraio, quando inizierà la seconda fase, si procederà con i malati cronici gravi a domicilio, gli over 80 e chi li assiste.

Spazio anche a soggetti fragili, addetti ai servizi essenziali, farmacisti, odontoiatri e il resto delle professioni sanitarie. A seguire gli over 60 e anche i detenuti. Quindi, a primavera inoltrata, il resto della popolazione. Ma per la seconda fase, come ha indicato il Covid manager lombardo, ci sarà bisogno del doppio delle dosi e anche di più personale pronto a somministrarlo e che si sta arruolando. Serviranno anche più sedi di somministrazione, per esempio anche fiere e palazzetti dello sport e per circa una struttura ogni 40 mila abitanti come prevede il piano nazionale.

Ma nel frattempo c’è già una criticità da affrontare. In audizione, infatti, è emerso che domenica 17 gennaio, se non arriveranno altre dosi, si rischia di fermarsi. Dal punto di vista della campagna massiva di vaccinazione, quella rivolta al resto della popolazione, si stanno valutando tutte le possibilità, comprese mail o telefonate sulla base degli iscritti all’anagrafe del Servizio sanitario regionale.

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