Quantcast

Coronavirus, Lombardia verso zona rossa. Paziente 1 una milanese di 25 anni

Uno studio della Statale di Milano fa risalire al novembre del 2019 le prime tracce di Covid-19 in Italia.

(red.) Quella di ieri, lunedì 11 gennaio, è stata una delle prime giornate importanti di questa settimana dal punto di vista delle nuove misure da mettere in campo sul fronte della pandemia da Covid-19 che rischia di ritornare per la terza ondata dopo il periodo natalizio. Non a caso anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sostenuto come anche in Italia, così come sta succedendo in Gran Bretagna, Irlanda e Germania, si prevede una nuova impennata dei casi. E ieri al centro delle preoccupazioni è salita la Lombardia dopo che il governatore Attilio Fontana ha rimarcato quanto aveva già detto il giorno precedente: con i nuovi parametri allo studio, la regione rischia concretamente di finire in zona rossa dopo il 15 gennaio, quando scatterà il nuovo dpcm.

“Tenendo conto dei nuovi parametri – ha detto – ci stiamo sicuramente avvicinando alla zona rossa. Mi auguro che questi numeri si invertano, ma stiamo peggiorando in tutti i parametri”. Questo è emerso anche in occasione del confronto che ieri, lunedì, le diverse regioni hanno avuto con il Governo in vista del nuovo decreto del presidente del Consiglio. In Lombardia, se dovesse essere zona rossa, un rischio riguarda anche il settore delle scuole, dove non solo tutte le superiori dovrebbero proseguire con la didattica a distanza come attualmente (con relative proteste), ma anche le seconde e terze medie. E sul fronte scolastico sempre ieri è stato spiegato il motivo con cui è meglio che le superiori riprendano con la didattica a distanza, visto che l’esplosione dei nuovi casi era partita lo scorso ottobre in Lombardia, in corrispondenza del ritorno in classe degli studenti.

Anche se al centro c’è soprattutto il problema del trasporto pubblico. E sempre per la Lombardia ieri è stata un’altra giornata particolare sul fronte dell’inizio di questa pandemia. Infatti, uno studio ha scoperto che il paziente 1 non è Mattia Maestri di Codogno, primo caso scoperto alla fine di febbraio 2020 e nemmeno il bambino milanese di 4 anni in cui si era verificata la presenza del virus già a dicembre 2019. Invece, il nuovo paziente 1 è una donna milanese di 25 anni che nel novembre del 2019 si era sottoposta a una biopsia alla pelle per una dermatosi atipica.

L’Università Statale di Milano, attraverso il team coordinato da Raffaele Gianotti e con uno studio pubblicato sul British Journal of dermatology, ha ricontrollato quelle biopsie scoprendo tracce del Covid-19. E non a caso la donna lo scorso giugno 2020 aveva accertato la propria positività agli anticorpi contro il virus. Sempre ieri, dal punto di vista del Covid-19, sono emerse alcune anticipazioni del nuovo piano pandemico per il periodo 2021-23 aggiornato dopo quello più vecchio del 2006. E all’interno del documento, di cui il ministero della Salute precisa che si tratta ancora di una bozza e da presentare alle regioni, è sorta la polemica per il fatto che si debba “scegliere chi curare privilegiando, in caso di risorse insufficienti, i pazienti che potranno trarre maggiori benefici dalla terapie”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.