Coronavirus, a Brescia isolata una variante. “Può aver anticipato quella inglese”

E' stata scoperta sequenziando il virus che circolava in un paziente risultato positivo da aprile fino a dicembre.

(red.) Da un paio di settimane precedenti a martedì 29 dicembre la preoccupazione in tutta Europa è emersa nel momento in cui si è avuta notizia, dal punto di vista del contagio da Covid-19, di una variante “inglese” che non presenta più letalità, ma più trasmissibile. Ma in realtà è emersa anche un’altra variante, isolata a Brescia, che potrebbe aver anticipato tutte le altre mutazioni, compresa proprio quella inglese. Se nel Regno Unito affermano di aver isolato e scoperto la variante locale lo scorso settembre, già dalla fine di agosto ne sarebbe circolata una italiana.

Si tratta di una ricerca di cui è stata data notizia ieri, lunedì 28 dicembre, da parte di Arnaldo Caruso a capo del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Asst Spedali Civili di Brescia insieme al proprio gruppo di lavoro. E quella che è emersa sarebbe una variante “italiana”, simile a quella inglese, sulla quale in ogni caso Caruso sottolinea come non ci sarebbero pericoli dal punto di vista dell’efficacia del vaccino anti-Covid. Come si è arrivati alla variante “bresciana”? Un paziente risultato positivo al Covid era stato ricoverato già lo scorso aprile e in seguito erano scomparsi i sintomi pensando che fosse guarito. In realtà altri tamponi ai quali il paziente si era sottoposto in agosto erano ancora risultati positivi e anche fino ai primi di dicembre, con un’alta carica infettiva.

Quell’anomalia ha spinto il gruppo del professor Caruso alla fine di novembre scorso a sequenziare il virus che circolava in quel paziente e scoprendo di fatto una nuova variante simile a quella che poi è emersa come “inglese”. E si è anche scoperto che quella mutazione italiana collegata alla proteina Spike era già presente in agosto. Questo dà la sensazione che proprio la variante “bresciana” potrebbe essere stata la prima non solo in Italia, ma addirittura in Europa e in grado di indurre le altre mutazioni. Ora il lavoro dell’equipe del professor Caruso punterà a verificare se gli anticorpi sviluppati dai pazienti positivi nel corso della prima ondata la scorsa primavera siano lo stesso utili per intervenire su questa variante.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.