Terzo flash mob di medici e infermieri del Civile

Al termine della manifestazione silenziosa, nuovo incontro tra direzione e medici. Diffuso un comunicato congiunto.

(red.) Per la terza volta in tre settimane, sempre intorno alle 13 di venerdì, medici, infermieri e tecnici dell’Ospedale Civile di Brescia si sono mobilitati, organizzando un flash mob sulla scala di accesso all’edificio principale del nososcomio durante una regolare pausa dell’orario di lavoro.
Nonostante la pioggia e il vento si sono fermati sulle scale, diverse decine di uomini e donne in camice bianco, manifestando – immobili, prima guardando e poi dando le spalle alla palazzina dell’amministrazione –  la loro contrarietà alla  riorganizzazione dei reparti che non sarebbe stata condivisa con il personale.
Dopo il flashmob c’è stato un secondo incontro tra i rappresentanti della Direzione degli Spedali Civili e il gruppo di medici uniti nell’associazione “Siamo tutti Ippocrate”.
Ecco il testo del comunicato congiunto che è stato diffuso con la doppia firma dell’associazione dei medici e della direzione del Civile.

“Il disagio degli operatori sanitari, derivante dagli 8 mesi di altissima
pressione alla quale sono stati sottoposti a causa dell’emergenza Covid19, è pienamente comprensibile e condiviso.
Tale situazione di criticità si è inoltre innestata in una serie di pregresse carenze determinate da un generale sottofinanziamento del SSN.  La coesistenza di questi due fattori ci impone, come professionisti del settore, un radicale ripensamento del nostro operare che è innanzitutto organizzativo dove l’innovazione, non solo tecnologica, è la chiave di volta per fornire ai cittadini un servizio universalista di alta qualità ed efficienza.
A questo deve necessariamente affiancarsi l’impegno per un costante miglioramento della qualità delle condizioni di lavoro degli operatori sanitari, nei suoi aspetti tecnologici, organizzativi ed umani”.

“L’Azienda ha già intrapreso alcuni passi su questa strada: l’attivazione dei posti letto di Scala 4.0, il cui apparato tecnologico è pensato per garantire ai pazienti il miglior standard di cure, ma anche per semplificare e migliorare la qualità e le condizioni del lavoro degli operatori sanitari” evidenzia il direttore generale, Massimo Lombardo.
Abbiamo, inoltre, avviato un processo strutturato e periodico di comunicazione interna per mantenere aggiornati tutti i dipendenti sulle principali attività della nostra organizzazione. Abbiamo, infine, definito con tempestività le linee di riorganizzazione dei Reparti per affrontare la seconda ondata pandemica e le modalità della loro riconversione, con la volontà di dare sempre maggiore spazio all’ascolto e alla condivisione delle necessità e delle competenze degli operatori.
La direzione è fortemente impegnata nel dialogo con i professionisti che si impegnano quotidianamente per la salute dei cittadini e ha intrapreso un percorso finalizzato a trovare soluzioni condivise e volte a migliorare la qualità delle condizioni di lavoro di tutti gli operatori.
In tal senso ha apprezzato che, nel flashmob di questo venerdì del gruppo Siamo Tutti Ippocrate, per la prima volta i partecipanti abbiano mostrato una corrispondente volontà di apertura rivolgendosi idealmente verso l’edificio della direzione”.

“Una rappresentanza del gruppo di medici, spiega: ‘Siamo Tutti Ippocrate’ prende il nome da una buona pratica, spesso dimenticata: quella di presentarsi ai pazienti. Il primo gesto di umanizzazione delle cure. Il paziente e il suo benessere sono il nostro primo e principale interesse. Siamo un gruppo spontaneo di medici della sanità pubblica, indipendenti, guidati unicamente dall’etica della nostra professione: espressione di un disagio a cui abbiamo scelto di rispondere come gruppo di protesta e prevalentemente di proposta. Queste istanze sono chiaramente condivise con le altre professioni sanitarie. Vogliamo essere politici nel senso più etimologico del termine: il nostro interesse è la comunità. Per questo il nostro spirito critico si rivolge al sottofinanziamento del SSN, alla riduzione del personale medico, conseguenza del numero chiuso alla Facoltà di Medicina e alle Specializzazioni, alla sofferenza di tutti i professionisti sanitari e rifiutiamo l’equivalenza che lega la sanità pubblica allo spreco e affianca inevitabilmente la sanità privata al profitto e all’efficienza”.

“Durante l’incontro sono stati discussi temi di portata locale, regionale e nazionale, affrontando le criticità che rappresentano il contesto nel quale operano da tempo I lavoratori della ASST.
Il terreno comune individuato è il progetto di un “Ospedale Laboratorio” in grado di sviluppare modelli organizzativi teorici, pratici e sostenibili per proporre nuovi modi di prendersi cura della salute dei cittadini, che la società ci affida: il paziente.
Questa collaborazione, centrata sul contenuto concreto dell’organizzazione delle cure ci permette di pensare in grande, di diventare un modello anche internazionale: non ci sono le mezze misure.
La sinergia tra le infrastrutture, le risorse, la professionalità e la capacità di fare rete è il contesto e il presupposto per coltivare nuove idee, attraverso gruppi di lavoro mirati e multidisciplinari, con effetti concreti sulla qualità delle cure e sull’organizzazione del lavoro. Fare meglio, cambiando insieme”.

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