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Coronavirus, due giorni decisivi per definire il dpcm di Natale

Oggi l'incontro tra regioni e domani con il Governo. In vista del nuovo testo che scatterà dal 4 dicembre.

(red.) Ieri sera, domenica 29 novembre, dal Consiglio dei Ministri è stato approvato il nuovo, quarto, decreto sui ristori per le imprese e le attività che sono state costrette a chiudere in periodo di Covid. Ora la battaglia, in questo inizio di settimana, sarà sulla definizione completa di tutte le misure che andranno a confluire nel nuovo decreto del presidente del Consiglio a partire dal 4 dicembre. Per arrivare a un’intesa, oggi, lunedì 30 novembre, si incontreranno in videoconferenza i governatori di tutte le regioni per arrivare a una posizione comune. Posizione, con tanto di richieste, che presenteranno domani, martedì 1 dicembre, nel vertice decisivo con il Governo.

Sarà poi l’esecutivo a fare sintesi per delineare il nuovo testo dai contenuti fondamentali, visto che si parlerà di come gli italiani dovranno affrontare le feste di Natale e Capodanno. E proprio dal punto di vista delle regioni, c’è la pressione per chiedere di tenere aperti i ristoranti anche la sera di Natale, a Santo Stefano e in altri giorni particolari di festa a differenza della posizione del Governo che prevede coprifuoco alle 22, anche la vigilia di Natale e a Capodanno e locali chiusi alle 18. Sul fronte dello shopping, dopo che ieri, domenica 29 novembre, alcune regioni, compresa la Lombardia, sono diventate “arancioni” e dando il via agli acquisti, si sta valutando di allungare gli orari di apertura dei negozi fino alla tarda serata. E le regioni avanzano un’altra proposta sul fronte della stagione sciistica dopo che il Governo resta sulla posizione di lasciare gli impianti chiusi: gli enti locali, invece, chiedono di concedere lo skipass solo a chi pernotta in albergo e a chi ha le seconde case.

Un’altra misura che si sta facendo avanti è quella del divieto di spostamenti a partire dalla metà di dicembre per consentire soltanto i rientri a casa dai familiari più stretti e chi vuole tornare nel proprio paese di residenza. Senza dimenticare che, per quanto intenderanno puntare sull’estero, l’idea è quella di una quarantena obbligatoria e tampone al momento del ritorno in Italia. Ma si studiano anche le misure sulle scuole superiori, dopo che a partire da oggi, lunedì, anche nella Lombardia “arancione” possono tornare a fare lezione in presenza gli studenti delle classi seconde e terze medie.

Dal punto di vista delle superiori, si fa strada l’ipotesi di riaprire dal 7 gennaio, ma con una parziale riduzione della didattica a distanza già nel corso di dicembre. Infine, un’altra sfida sarà quella del vaccino anti-Covid. In Italia arriveranno le dosi per i primi 1,7 milioni di cittadini e domani, martedì, il commissario all’emergenza Domenico Arcuri con i rappresentanti del Governo incontrerà gli emissari della Pfizer. “Se funziona, a fine estate saremo fuori dall’incubo” sostiene il presidente del Consiglio Superiore della Sanità Franco Locatelli, mentre il consulente del ministro, Walter Ricciardi, parla di una campagna informativa a livello nazionale piuttosto che imporre l’obbligo del vaccino.

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