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Coronavirus, “terapie intensive sotto pressione. Resti zona rossa”

Così parla Alberto Giannini, della Rianimazione pediatrica del Civile e consigliere Saarti, a Bresciaoggi.

(red.) Da una parte c’è la Regione Lombardia che, tra le prime ad essere entrate nella zona rossa durante questa seconda ondata della pandemia da Covid-19, pressa affinché possa puntare a una zona arancione con misure più allentate. Dall’altra, invece, ci sono i medici che operano negli ospedali e che chiedono che queste attuali misure vengano portate ancora avanti. E un’indicazione in questo senso arriva da chi lavora nei reparti di terapia intensiva. Tanto che, come sottolineano dalla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti), in Lombardia ogni giorno si registrano dai 50 ai 90 nuovi ingressi nei reparti di Rianimazione.

E si prevede anche che la pressione proseguirà per le prossime due o tre settimane, tenendo conto che questo numero non risente subito della stabilizzazione e del calo dei nuovi contagi. In questo senso anche Alberto Giannini, primario di Rianimazione pediatrica all’ospedale Civile di Brescia, interpellato da Bresciaoggi e consigliere regionale di Sinaarti, sostiene come anche nel bresciano la situazione sia delicata. Soprattutto perché ad oggi, mercoledì 18 novembre, sono anche stati ricavati 625 nuovi posti letto in sostegno dei pazienti da Milano e dalla Brianza in territori ormai saturi.

E bisogna anche considerare, ovviamente, che le terapie intensive non sono rivolte solo ai pazienti affetti da Covid, ma anche per altre patologie. E per questo motivo, di fronte alla possibilità o allo scenario che la provincia di Brescia possa seguire la fascia arancione e misure più allentate nell’ambito di un territorio rosso, lo stesso Giannini parla di “scelta troppo precoce, le misure attuali sono giustificate e nel Natale confidiamo nella responsabilità dei comportamenti”.

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