Quantcast

Tamponi Covid? Il sindacato dei dentisti boccia la proposta di Veronesi

L'Andi, che rappresenta diverse centianaia di odontoiatri, anvanza una serie di argomenti contro l'idea del presidente dell'Albo.

(red.) L’esecutivo della sezione provinciale di Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), cioè  il sindacato dei dentisti, con questo comunicato respinge al mittente la proposta, formulata dal presidente provinciale dell’albo Odontoiatri Luigi Veronesi, di garantire l’esecuzione di tamponi naso-faringei finalizzati al test antigenico rapido Sars-cov-2 negli oltre 800 studi odontoiatrici distribuiti sul territorio bresciano.
“Le normeregionali (DGR 3301/2001) riguardanti i requisiti dei laboratori di analisi e delle attività di prelievo sono alquanto stringenti”, dice la nota “tali quindi da non consentire minimamente ad uno studio odontoiatrico di poter esercitare legalmente prelievi naso-faringei, procedura tra l’altro non presente tra quelle consentite alla figura professionale dell’Odontoiatra di cui alla legge 409/1985e infatti neppure coperta da manleva assicurativa obbligatoria per gli operatori sanitaridi cui sopra”.

“Si sottolinea inoltre che tale presa di posizione del presidente dell’Albo non è stata preventivamente né discussa né condivisa ad alcun livello tra gli iscritti all’Albo stesso né tantomeno con Andi Brescia”, continua la nota, “principale sigla sindacale presente sul territorio che raggruppa oltre 700 esercenti l’Odontoiatria su un totale di circa 1250 medici odontoiatri distribuiti nella provincia di Brescia. Siamo a conoscenza del fatto che, per esempio, alcuni Ordini dei Medici chirurghi e Odontoiatri come quello di Bologna si sono dichiarati disponibili a fornire gratuitamente ai propri iscritti test rapidi salivari, informandoli comunque sulla loro scarsa affidabilità e solo a scopo di ulteriore triage pre-cure oltre a quello anamnestico”.

“Se invece ci riferiamo a veri e propri tamponi naso-faringei”, precisa il documento, ” è doveroso sottolineare che la curva di apprendimento per l’esecuzione di tale indagine non è così semplice come si possa pensare, quindi potrebbe risultare possibile anche nuocere al paziente, aumentando inoltre il rischio di infezione per gli operatori e l’ambiente dello studio odontoiatrico (non è casuale la scelta dei presidi ospedalieri di eseguire tale procedura in ambienti all’aperto tipo drive-in). Qualsiasi scelta in merito dovrà essere solo ed esclusivamente nazionale in un quadro normativo di tutela per lo studio, l’operatore e il paziente: soluzioni gettate nel dibattito senza un retroterra culturale e giuridico adeguato sono destinate a durare il tempo dell’edizione di un quotidianoe non rappresentano la volontà della categoriache rappresentiamo”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.