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Coronavirus a Brescia, altre 5 vittime. Aumenta la pressione sugli ospedali

Ieri erano 438 i pazienti ricoverati nelle strutture. Proprio la pressione pesa rispetto all'indice di contagio in calo.

(red.) Quella attuale che si sta concludendo è una settimana che nel bresciano ha visto aumentare in modo deciso le vittime a causa del Covid-19. Una situazione che via via è peggiorata dalla fine di ottobre nel momento in cui i decessi erano ridotti, dando poi spazio invece a numeri più alti ogni giorno. Anche se ovviamente sono molto lontani rispetto al periodo drammatico della scorsa primavera. Nell’arco di questa settimana, da lunedì 9 novembre, sono 30 le vittime, per numeri simili a quelli della scorsa metà di maggio, quando si stava uscendo dal primo lockdown. Un elenco che si è incrementato nelle 24 ore precedenti a sabato 14 novembre con 5 nuove vittime tra Brescia città, Adro, Leno, Carpenedolo e Castegnato.

Il numero delle vittime, come ormai è noto, è l’ultimo che calerà durante l’emergenza, ma nel frattempo un altro allarme riguarda invece i pazienti ricoverati. Non a caso, anche a livello nazionale, il ministro della Salute Roberto Speranza, sottolineando la necessità di riportare sotto l’1 l’indice di contagio, ha anche evidenziato come la pressione sulle strutture ospedaliere sia molto alta. E in questo senso nemmeno Brescia è esclusa, visto che a ieri, venerdì, i pazienti Covid ricoverati negli ospedali erano 438, cioé 27 in più rispetto all’altro giorno, giovedì. E di questi, ci sono 72 in terapia intensiva. Tra l’altro, sul fronte dei nuovi casi di contagio, non solo la Lombardia ma anche l’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia comunica i dati dei tamponi eseguiti.

E’ bene precisare, però, che all’interno di questi sono inseriti anche quelli eseguiti più volte dagli stessi pazienti. Nell’arco di un giorno sono stati registrati 4.300 tamponi – non è presente la Valcamonica – di cui 931 risultati positivi, cioé pari a oltre il 20%, decisamente aumentato rispetto al circa 9% di fine ottobre. La maggior parte non presenta sintomi, ma oltre la metà dei nuovi casi di contagio ha un’età inferiore ai 50 anni. E proprio l’allarme sulla pressione alle strutture ospedaliere è al centro dell’ultimo report (qui il documento) del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità relativo al periodo dal 2 all’8 novembre. “Evidenzia che – si legge – l’epidemia in Italia seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre.

Tale andamento andrà confermato nelle prossime settimane e non deve portare ad un rilassamento delle misure o ad un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti. Nella maggior parte del territorio nazionale la trasmissibilità è compatibile con uno scenario di tipo 3 con diminuzione nel numero di Regioni in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4. La situazione descritta evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale, in un numero crescente di Regioni, o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri. Questo interessa l’intero territorio nazionale. Tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. È essenziale rafforzare le misure di mitigazione in tutte le Regioni in base al livello di rischio”.

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