Coronavirus e tpl, incontro col Governo. Medici lanciano un primo allarme

Oggi ministra De Micheli incontra associazioni Tpl. Medici in pre-allerta: se casi esponenziali, reggiamo 2 mesi.

(red.) Dopo la firma sul nuovo decreto del presidente del Consiglio (dpcm) che entra in vigore oggi, mercoledì 14 ottobre e fino al prossimo 13 novembre, non sono mancate le critiche per una serie di limitazioni su feste e chiusure, soprattutto anche nel caso di feste private in casa con non più di sei persone non conviventi. Ma un altro disagio, da sempre manifestato durante questo periodo di pandemia, riguarda il servizio di trasporto pubblico locale. Sono troppi gli assembramenti alle fermate e a bordo dei mezzi, sovraccaricati soprattutto dagli studenti. Tanto che da più parti si invoca il ritorno della didattica a distanza, almeno per quanto riguarda gli studenti della scuola superiore.

Su questo tema, anche se dal Governo hanno già espresso il “no” al ritorno della didattica da casa, è probabile che già prima del 13 novembre vengano trovate delle soluzioni. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico propongono da tempo i controlli su bus e metropolitane, orari di ingresso e uscita scaglionati per uffici e scuole superiori, l’apertura delle Ztl e un ulteriore potenziamento dello smart working. Proprio in questo senso, oggi, mercoledì 14 ottobre, ci sarà un primo incontro della ministra ai Trasporti Paola De Micheli con le associazioni delle aziende del trasporto pubblico locale e gli enti locali. Anche negli allegati del nuovo dpcm si conferma una capienza al massimo dell’80% a bordo dei mezzi, ma in molti casi sarebbero già completi.

Per questo motivo il Cts aveva proposto di non superare il 50%, ma con il rischio di lasciare centinaia di migliaia di passeggeri a terra. E su questo fronte le regioni chiedono almeno 300 milioni di euro per potenziare e acquistare nuovi mezzi con cui favorire i distanziamenti e ridurre gli assembramenti. Nel frattempo, sul fronte della pandemia sanitaria, il ministro alla Salute Roberto Speranza sostiene come il virus si stia diffondendo in tutta Italia e non più solo in Lombardia o nelle regioni del nord come era accaduto la scorsa primavera.

E in questo scenario, di fronte a una situazione che vede la Fondazione Gimbe sostenere la possibilità di fare ancora troppi pochi tamponi, i medici ospedalieri lanciano un’allerta. “Se la crescita dei casi dovesse iniziare ad essere esponenziale, gli ospedali non reggeranno oltre due mesi. Gli ospedali italiani potranno ancora reggere almeno per 5 mesi e al momento la situazione è gestibile” dice Carlo Palermo di Anaao-Assomed. Per quanto riguarda le terapie intensive, al momento – fanno sapere i medici – la situazione è abbastanza tranquilla a fronte di 6 mila disponibili cui se ne aggiungeranno altri 3.500. In totale, quindi, si arriverà a 11 mila posti letto tra terapie intensive e sub-intensive.

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