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Coronavirus, Unibs nel modello matematico per prevedere i focolai

Entro l'inverno il sistema dovrebbe essere pronto: raccoglierà dati per capire prima ed evitare zone rosse.

(red.) Raccogliere e mettere in ordine una grande mole di dati per cercare di capire con un anticipo di due settimane in quali zone potrebbero verificarsi dei focolai da Covid-19 e quindi intervenire subito con le contromosse necessarie. Tutto questo fa parte del progetto Allerta Cov, di cui riporta anche il Giornale di Brescia, che coinvolge diverse regioni (compresa la Lombardia), l’Istituto Nazionale di Statistica, l’Istituto Superiore di Sanità e anche 25 università, di cui la Statale di Brescia.

Quello che è stato studiato e che sarà testato è un modello matematico che tiene conto dei dati in tempo reale nell’ambito del progetto “Healthcare research and pharmaco epidemiology”. Il meccanismo prevede che siano le regioni a fornire i dati tra terapie intensive occupate, altri ricoveri in ospedale, visite in ambulatorio, accessi ai pronto soccorso, ecografie polmonari, uso di antinfiammatori e persino ricerche su internet.

E’ poi il Politecnico di Milano a radunare i dati geolocalizzati, per poi interessare l’Istat. Da questo meccanismo, che si prevede sarà pronto entro l’inverno e cercando di evitare la seconda ondata, si dovrebbe avere un margine di tempo per impedire la formazione di nuovi focolai o evitare che si allarghino.

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