Coronavirus, prime dosi del vaccino entro il 2020. 133 in terapia intensiva

I primi a essere trattati medici, anziani e soggetti a rischio. "Ad ora casi non meno gravi rispetto a marzo e aprile".

(red.) Sul fronte della battaglia alla diffusione del coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già detto che il vaccino di massa non sarà disponibile prima della primavera del 2021. Ma nel frattempo anche a livello italiano qualcosa si muove. Lo ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza sottolineando che se il vaccino in corso di lavorazione a Oxford funziona, le prime dosi arriveranno in Italia entro il 2020.

“Abbiamo un contratto con AstraZeneca, che produce il candidato vaccino Oxford il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni e se dovesse andar bene le prime dosi ci saranno consegnate già alla fine dell’anno. Ma ci sono altri sei contratti che stiamo firmando con la commissione europea e le principali multinazionali del farmaco”. Tuttavia, il vaccino non sarà disponibile subito per tutti e saranno prima sottoposti i medici, anziani e soggetti a rischio. Anche se non è chiaro quanto possa durare la protezione.

Nel frattempo, dal punto di vista dei contagi, comincia a salire la preoccupazione per l’aumento dei ricoverati in terapia intensiva, al momento in tutto 133. Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani sottolinea che non sono casi meno gravi rispetto a quelli dell’inizio dell’emergenza di marzo e aprile, ma i numeri sono decisamente più ridotti. E il motivo sta nel contenimento, ma anche nel fatto che l’età media si è abbassata colpendo anche i giovani, asintomatici nella maggior parte dei casi. E gli esperti non escludono che la situazione possa peggiorare dopo la riapertura delle scuole a partire dal prossimo 14 settembre.

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