Centro Covid al Civile, anche la Cgil all’attacco

Struttura vecchia da ristrutturare e stanziamento inadeguato. Dopo il no dei medici e delle Rsu, questa la posizione della Camera del lavoro di Brescia.

(red.) Anche la Camera del Lavoro di Brescia boccia la decisione dell’Asst degli Spedali Civili per la realizzazione di un Centro Covid all’interno del polo sanitario cittadino.
Contro questa scelta si sono già espressi l’Ordine dei Medici, le Rsu, e anche i sindacati della Funzione Pubblica e dello Spi-Cgil hanno pesantemente criticato il bando da 2 milioni e 345mila euro che la direzione generale dell’azienda ha emanato per la ristrutturazione dei sei piani dell’ala nord del padiglione B (scala 4) per la creazione di un’area specifica e «isolata» in cui accogliere i nuovi pazienti ricoverati per Coronavirus in vista di trasformare il Civile in ospedale Hub per l’assistenza ai pazienti critici con bisogno urgente di terapia intensiva.
Ora interviene la confederazione sindacale che contesta «le modalità con cui è stato approvato» e «le scelte strategiche sul futuro del Civile», evidenziando che il «bando di fatto apre all’ingresso dei privati all’interno della sanità pubblica locale», sostenendo che la soluzione è «inadatta a fronteggiare un’eventuale seconda ondata di contagi e rischiosa per la salute degli altri pazienti ricoverati».
Secondo la Cgil anche la cifra stanziata appare inadeguata rispetto ai lavori da fare: «Si tratta di una struttura vetusta, la cui ultima ristrutturazione risale a più di trent’anni fa. Inoltre servirebbero risorse per l’acquisto di macchinari e dispositivi medici che rendano il reparto totalmente autosufficiente».
Con uno stanziamento così basso non si capisce come sarebbe possibile creare ben 160 posti letto in pochi mesi, è la posizione della Cgil,  senza contare la questione relativa al reperimento del personale per garantirne il funzionamento.

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