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Post emergenza Covid, nel bresciano 500 mila visite non svolte

Il dg dell'Ats di Brescia Claudio Sileo propone un piano di rientro e un maggiore aiuto tra medici di base e specialisti.

(red.) Nel corso dei tre mesi più drammatici a livello di emergenza sanitaria da coronavirus nel bresciano, quelli tra marzo, aprile e maggio, l’attività di tutti gli ospedali, pubblici e privati, è stata dedicata ovviamente ed esclusivamente ad assistere le centinaia di malati da Covid. Una situazione che per forza di cose ha portato a mettere da parte il resto dell’attività sanitaria, a partire dalle visite specialistiche e di ambulatorio. Tanto che, dai numeri riportati dal Giornale di Brescia, si parla di 500 mila visite inevase e che quindi dovranno essere riprogrammate. Da questo punto di vista l’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia guidata dal direttore generale Claudio Sileo, insieme alla Regione Lombardia, stanno lavorando alle soluzioni da portare avanti.

E in agenda c’è l’opportunità di potenziare l’attività di assistenza sul territorio, la necessità di assumere nuovo personale, oltre alla tecnologia, a partire dalla telemedicina e anche un allungamento degli orari di apertura degli ambulatori. Ora, come detto, si cercherà di mettere mano alle 500 mila visite non effettuate rispetto allo stesso periodo del 2019 e di cui sono 80 mila al Civile di Brescia e in media fino a 30 mila per ciascuno degli altri ospedali pubblici e privati in provincia. Ma non sarà così semplice, visto che il direttore generale dell’Ats di Brescia Sileo, interpellato dal quotidiano bresciano, sottolinea come questa situazione di allerta da Covid andrà comunque avanti almeno fino al prossimo inverno.

E per questo motivo una delle chiavi importanti sarà il rapporto tra i medici di medicina generale e quelli specialisti. Per esempio, per ogni paziente interessato dalle visite potrebbe essere assegnato un codice di priorità in modo da capire se sarà necessario un intervento in ospedale o è sufficiente la cura domiciliare. Lo stesso Sileo sottolinea l’opportunità di un piano di rientro dalle attività di ambulatorio, anche in vista del prossimo autunno.

A settembre e ottobre, infatti, i medici di base potrebbero essere invitati a sottoporre i propri assistiti ai tamponi in caso di sintomi respiratori. Così si potrà capire se si tratti di una normale influenza o del Covid. E così si potrebbero anche ridurre da subito eventuali focolai. Ma nel frattempo il dg dell’Ats di Brescia sottolinea anche la necessità di assunzione del personale di fronte al fatto che nell’arco di cinque anni più della metà dei medici di base andranno in pensione e a fatica saranno sostituiti da altri.

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