Coronavirus, in Lombardia rischio da moderato a basso. Ma pochi tamponi

L'indice Rt è sceso a 0,51 e più basso di altre regioni. Ma i test diagnostici sulla popolazione sono troppo pochi.

(red.) Dai dati diffusi ieri, venerdì 22 maggio, dall’Istituto Superiore di Sanità emerge che la curva epidemiologica a livello nazionale sta migliorando ed è in continuo calo. Un dato che si riflette anche nell’indice Rt che in quasi tutte le regioni italiane (tranne la Valle d’Aosta) è sotto l’1. D’altro canto, però, come sottolineano i virologi dell’Iss, aumentano i casi di pazienti asintomatici. I dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità sono aggiornati al 20 maggio e rendono l’idea di come l’Italia stia rispondendo bene alle prime riaperture dopo il 4 maggio. Ma gli scienziati continuano a chiedere cautela, “perché il virus circola ancora”.

E dalla Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia a livello sanitario, viene visto di buon occhio il fatto che l’indice Rt sia calato a 0,51, anche meno rispetto ad altre regioni. “Esprimo soddisfazione per il dato sull’indice RT della Lombardia sul coronavirus diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, un primo passo avanti verso la tanto auspicata ‘nuova normalità’ e un premio alla volontà dei lombardi, cui va il mio ringraziamento, che hanno rispettato le regole. Guai però ad abbassare la guardia e a pensare che il virus sia stato sconfitto. Non è così, proseguiamo nei comportamenti virtuosi per non vanificare gli sforzi fin qui fatti”. Così ha commentato il governatore lombardo Attilio Fontana sul fatto che l’indice sia ulteriormente calato dallo 0,62 allo 0,51 e con un rischio di contagio che è passato da moderato a basso.

Ma a fronte di questo e considerando che a livello sanitario ed epidemiologico assumono grande importanza soprattutto i pazienti asintomatici da individuare subito, la Lombardia è tra le regioni italiane che effettua meno tamponi. Lo sottolinea anche la Fondazione Gimbe che indica come la nostra regione faccia 64 tamponi quotidiani ogni 100 mila abitanti, ma sottoponendo solo il 3,51% della popolazione e nonostante i 45 laboratori che ogni giorno, nel pieno dell’epidemia, hanno processato anche fino a 99 tamponi ogni 100 mila abitanti.

L’Italia si è sempre distinta per aver fatto più tamponi rispetto agli altri Paesi europei, ma in Lombardia resta da capire la strategia di condurre in tono minore questa attività. Infatti, aumentando i test diagnostici si potrebbero trovare più pazienti, soprattutto asintomatici, positivi e da poter isolare ed evitando meno rischi di nuovi casi di contagio.

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