Coronavirus, Del Bono attacca su Rai 2: “Mi chiedo se esista il Ssn” fotogallery

Ieri sera il primo cittadino di Brescia in collegamento con "Che tempo che fa". "Qui si fatica a rallentare contagio".

(red.) La comunità di Brescia, a partire dal capoluogo, inizia ad alzare la voce dopo la sensazione di essersi sentita abbandonata in questa guerra che si sta combattendo contro il coronavirus. Da diversi giorni il sindaco di Brescia Emilio Del Bono, anche a livello nazionale, conferma la situazione di difficoltà che si sta vivendo. E ieri sera, domenica 29 marzo, lo ha ribadito anche attraverso il programma tv “Che tempo che fa” su Rai2 in collegamento con Fabio Fazio. La base di riferimento sono i numeri dei decessi e dei contagi, che seppur in flessione rispetto ad alcuni giorni scorsi dove si è verificata l’impennata, ad oggi resta uno dei primi territori in Lombardia dove i nuovi contagiati ogni giorno superano le 300 unità.

Tanto che il primo cittadino sottolinea il fatto che nel bresciano si fatica a rallentare il contagio. E uno dei motivi sarebbe legato al fatto che non possono essere eseguiti i tamponi su una serie di pazienti o parenti di casi posti in isolamento domiciliare. Uno di questi fronti arriva dai medici di famiglia che chiedono di fare tamponi sui propri assistiti che dimostrano di avere sintomi legati al virus, ma senza quindi confermare il fatto di essere positivi. E nel frattempo i loro contatti, uscendo per lavoro o per fare la spesa rischiano in modo inconsapevole di contagiare altri.

A qualche ora di distanza dall’arrivo dei medici e infermieri dall’Albania, Del Bono ha parlato della necessità di un sostegno di medici e infermieri e tanto che oggi, lunedì 30 marzo, ne sono previsti anche altri provenienti dalla Polonia. E sottolinea però il grido d’allarme che gli anestesisti e rianimatori avevano lanciato dalla Lombardia per la mancanza di solidarietà da parte delle regioni vicine.

“Mi sono chiesto se esista il servizio sanitario nazionale – ha commentato il primo cittadino . perché tutti si sono chiusi al loro interno e nessuno ha aiutato la Lombardia che è la più colpita”. E lamenta anche la carenza di bombole di ossigeno che sono fondamentali anche per i pazienti in isolamento domiciliare e che hanno bisogno di aiuto di fronte al fatto che la malattia colpisce proprio le vie respiratorie.

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