Coronavirus, Iss aveva chiesto una zona rossa anche a Orzinuovi

Ai primi di marzo l'Istituto Superiore di Sanità ne aveva discusso nel Comitato tecnico scientifico dedicato.

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(red.) Le province di Brescia e Bergamo – come è purtroppo noto – sono quelle che stanno soffrendo di più questa epidemia da coronavirus, contando migliaia di casi di positivi e anche di decessi. Ma su questo fronte si solleva un caso di cui dà notizia il Giornale di Brescia sull’idea che già ai primi di marzo (il primo caso di contagio a Codogno è del 21 febbraio) si poteva fare qualcosa di più per evitare la diffusione del virus. Il sindaco di Orzinuovi Gianpietro Maffoni, legato a un territorio che per primo, vista la vicinanza al focolaio, era stato colpito, aveva sperato che proprio il paese diventasse “zona rossa”.

Come quella di Codogno e degli undici Comuni confinanti, quindi, dove – aldilà dell’altro giorno, giovedì – i casi di nuovo contagio si sono quasi azzerati. E di quella richiesta si sarebbe fatto portavoce anche l’Istituto Superiore di Sanità proprio lo scorso 2 marzo chiedendo al Governo di valutare la possibilità di allestire nuove zone rosse proprio a Orzinuovi, ma anche ad Alzano Lombardo e Nembro, in provincia di Bergamo. Un’idea che era stata discussa anche all’interno del Comitato tecnico scientifico e poi presentata il 7 marzo, ma senza alcun seguito da parte di chi doveva decidere.

Tanto che in quei giorni anche i sindaci dei capoluoghi lombardi, Brescia compresa, avevano chiesto al governatore Attilio Fontana misure più stringenti. E anche il sindaco bresciano Emilio Del Bono aveva ribadito nei giorni successivi l’esigenza che l’intera sistema produttivo, a parte quello alimentare, chiudesse per evitare nuove situazioni di contagio. Ma in seguito la situazione si è evoluta nel modo più drammatico come si sta ancora vivendo.

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