I sindacati lanciano l’allarme: “Operatori sanitari senza mascherine”

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(red.) FP CGIL – CISL FP – UIL FPL di Brescia lanciano un appello alle Istituzioni, alle Aziende Sanitarie Pubbliche e Private, alle Strutture Socio Sanitarie per Anziani (RSA) e Disabili (RSD, CSS, CSE) affinché giungano celermente i dispositivi di protezione e che si accelerino le procedure di assunzione di nuovo personale.

“Non si può fermare il virus senza una adeguata protezione al personale che assiste e cura i pazienti e gli ospiti h 24. C’è l’assoluto bisogno di applicare i protocolli individuati dalle strutture stesse. Il lavoro di cura e di assistenza non si ferma e la situazione è molto pesante. Le mascherine ad alta protezione (ffp2 e 3) e tutti gli altri dispositivi di protezione individuale devono essere garantite; le mascherine chirurgiche possono essere utilizzate in determinate situazioni e non possono essere il sostitutivo per chi cura persone con questa patologia altamente contagiosa. Abbiamo già lavoratrici e lavoratori contagiati e quindi positivi al tampone e se asintomatici la norma impone loro di continuare a lavorare. Questo lo riteniamo vergognoso ed inaccettabile”.

“Gli operatori degli ospedali e delle case di riposo e degenze per disabili, sono persone in carne ed ossa, che si trovano a sacrificare la loro vita affettiva, personale e familiare con turni che si concretizzano anche in 12 ore consecutive di lavoro e con salti di riposo. Sono, ormai da giorni, in una situazione oggettiva di forte stress psicofisico a cui si aggiunge oltre agli aspetti tecnico assistenziali, il totale carico emotivo di questi pazienti.
Tutto il personale, chi in prima linea e chi impegnato nei processi trasversali e di supporto, a partire da Medici, Infermieri, Tecnici di Radiologia, Tecnici di Laboratorio biomedico, Oss, Ausiliari, Amministrativi stanno iniziando a dare segnali di cedimento. In diverse aziende hanno introdotto un supporto psicologico. Riceviamo ogni giorno innumerevoli telefonate con richieste di aiuto e ci raccontano l’angoscia personale vissuta da chi si confronta ora dopo ora con questa malattia e le sue vittime. Personale che cura e cerca di sostenere e dare una speranza ai malati a loro affidati. Malati che non possono avere il supporto dei loro famigliari e che anche nell’aspetto emotivo hanno vicino questi operatori”.
Secondo i sindacati c’è bisogno di nuovo e ulteriore personale, per permettere all’attuale di poter staccare e avere una tregua, per tornare almeno per qualche ora, per quanto possibile, alla serenità dei loro affetti. “Sono le stesse persone che salvano, curano e accudiscono per 365 giorni l’anno i nostri cari”.

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