Polmonite, prime ordinanze per bonificare le torri

Primi provvedimenti dei Comuni di Montichiari, Carpenedolo e Calvisano per le aziende scoperte responsabili del contagio di massa. "Caso unico al mondo".

(red.) Quanto sta accadendo nella Bassa bresciana orientale e nell’alto mantovano a causa dell’epidemia di polmonite è un caso unico al mondo per l’area di contagio. E’ quanto emerso nella giornata di ieri, lunedì 17 settembre, da parte degli esperti, di cui Giovanni Rezza che guida il dipartimento di Malattie infettive ed Epidemiologia all’Istituto Superiore di Sanità. La situazione nel complesso è stata illustrata dall’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera che con il direttore generale dell’Agenzia di Tutela della Salute Carmelo Scarcella ha tenuto un punto stampa. E oltre al fatto che la polmonite di massa sia stata provocata dalle torri di raffreddamento di tre aziende attive a Montichiari, Carpenedolo e Calvisano, è anche emerso che sono diventati 405 i casi di colpiti. Gli ultimi 23 sono approdati al pronto soccorso dei vari ospedali solo ieri e, di questi, 13 hanno avuto il bisogno del ricovero.

Nei prossimi giorni sono attesi i risultati sui campionamenti effettuati anche in un’altra azienda, mentre i tre paesi finiti nel mirino, su disposizione dell’Ats, sono già pronti, o quasi, per le ordinanze rivolte alle imprese interessate e per procedere alla bonifica delle torri. In seguito si valuterà anche se altre attività industriali siano coinvolte e quindi se le ordinanze potrebbero interessare più territori. Ma non c’è solo il modo in cui gli impianti hanno nebulizzato l’acqua e contagiato le persone con il batterio.

Infatti, si chiedono anche i dati delle stazioni meteorologiche del periodo per verificare la direzione dei venti e capire se abbiano inciso nella diffusione dell’epidemia. Di conseguenza, nessun problema dagli acquedotti e nemmeno dal fiume Chiese, anche se nel corso d’acqua è stata trovata qualche traccia positiva, ma ampiamente al di sotto. E l’assessore Gallera, tranquillizzando i cittadini, ha detto loro di consumare tranquillamente l’acqua dei rubinetti di casa, così come per gli studenti a scuola. Proprio i ragazzi e bambini, infatti, sono stati “costretti” dai genitori a portare bottigliette come kit per non rischiare.

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